Le tasse sul gioco non passano mai di moda

Anche quest’anno, immancabilmente, il gioco è stato il bancomat della politica, servendo a tappare le falle dei conti dello stato.
Sembrava che il settore fosse riuscito a passare indenne dall’ultima manovra finanziaria, tuttavia chi avesse tirato il fiato a fine anno si è sbagliato di grosso.
Infatti nella manovra correttiva varata nelle ultime settimane, puntuale come tutti gli anni, è arrivata un’altra stangata sul gioco legale, aumentando le imposte sulle videolotteries (portate al 6%) e sulle slot dei bar (con il PREU salito alla cifra oramai incredibile del 19%), oltre all’incremento della tassazione sulle vincite oltre i 500€, che è stata portata dal 6% al 12%.
Questo dovrebbe tranquillizzare tutti gli appassionati di gioco che preferiscono divertirsi online, visto che questo settore non è stato toccato.

Anzi – ci si dovrebbe aspettare che ci siano sempre più giocatori che preferiranno giocare online invece che andare a farsi spennare nei bar, dove la il ritorno in vincite non arriva nemmeno più al 70%, contro oltre il 90% dei giochi online.
Tuttavia ci sono state delle avvisaglie che fanno capire come la scure della tassazione si sia avvicinata, seppure senza successo, anche al gioco online, e questo fa pensare che potrebbe succedere al prossimo giro, che siamo sicuri che arriverà prima o poi.

Infatti, nelle bozze precedenti a quella che effettivamente è stata approvata dal Parlamento – si era parlato di alzare la tassazione sul gioco online, raddoppiandola dal 20% al 40% (della differenza tra giocato e restituito in vincite).
Questo, secondo noi, è deleterio per due ordini di motivi: il primo è che gli operatori di gioco si troverebbero a vedere sostanzialmente diminuite le proprie entrate, e inevitabilmente, non volendo perderci, ridurrebbero sostanzialmente i bonus e le promozioni, che come noi ben sappiamo, possono regalare grandi soddisfazioni se gestiti con attenzione, e che sono solo un piccolo modo per riprenderci quanto perso nelle sessioni sfortunate.

In secondo luogo, renderebbe meno interessante per gli operatori stranieri lavorare nel mercato italiano legale; il risultato sarebbe che invece di avere nuovi casinò che vogliono investire, aumentando l’offerta e la concorrenza (negli ultimi anni sono entrati in molti, come Casino.com o 32Red), ed obbligando i carrozzoni tipo Lottomatica o Snai a cercare di competere con operatori seri e competenti come bet365 o Starcasinò, questi se ne starebbero comodamente all’estero, magari lavorando come .com.
Il risultato finale sarebbe quindi che a rimetterci sarebbero sempre e soltanto i giocatori, alla faccia del gioco responsabile.