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	<title>regolamentazione Archivi -</title>
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	<description>Guida ai casino online &#124; Notizie e curiosità su casinò, giochi e scommesse</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Mar 2026 11:05:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>regolamentazione Archivi -</title>
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		<title>Perché i casinò online lasciano l’Italia: concentrazione, tasse e nuova era ADM</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/perche-casino-online-lasciano-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione_ammazzacasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ADM concessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2026/03/casino_sedie_musicali.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione concettuale con uomini stilizzati che giocano alle sedie musicali in stile casinò, con pochi seduti e altri esclusi, a rappresentare la concentrazione del mercato" decoding="async" fetchpriority="high" /></p>
<p>Il mercato dei casinò online in Italia continua a muovere numeri importanti, ma negli ultimi anni si è concentrato sempre di più nelle mani di pochi grandi operatori.<br />
Le nuove concessioni ADM, con costi più alti e regole più rigide, hanno reso molto più difficile restare in piedi per i brand medio-piccoli.<br />
Per questo diversi casinò hanno preferito uscire, vendere o farsi assorbire, lasciando ai giocatori meno scelta e offerte sempre più simili.<br />
Dietro il riordino c’è più sicurezza, certo, ma anche una fame di gettito che spinge verso un mercato più ordinato, più controllato e molto meno affollato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/perche-casino-online-lasciano-italia/">Perché i casinò online lasciano l’Italia: concentrazione, tasse e nuova era ADM</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2026/03/casino_sedie_musicali.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione concettuale con uomini stilizzati che giocano alle sedie musicali in stile casinò, con pochi seduti e altri esclusi, a rappresentare la concentrazione del mercato" decoding="async" /></p>
<p><em>Il riordino del gioco online ha alzato costi e regole. Così il mercato si è ristretto a pochi grandi brand, mentre diversi casinò storici hanno scelto di uscire dall’Italia.</em></p>



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<h2 class="wp-block-heading">Un mercato che cresce ma si restringe a pochi</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla corsa all’online al dominio dei “soliti noti”</h3>



<p>Il gioco online in Italia non è affatto in crisi: i volumi continuano a crescere, la migrazione dal fisico al digitale è ormai strutturale e il settore, nel suo complesso, resta uno dei più solidi nel panorama dell’intrattenimento. Il problema è che questa crescita non è distribuita in modo uniforme, ma si concentra progressivamente nelle mani di pochi operatori.</p>



<p>Negli ultimi anni il mercato ha smesso di essere una corsa aperta ed è diventato una selezione sempre più rigida, in cui sopravvivono soprattutto i gruppi con capitali importanti, capacità di investimento costante e una struttura già attrezzata per gestire costi operativi e obblighi normativi sempre più pesanti.</p>



<p>Il risultato è un mercato che continua a produrre valore ma che, allo stesso tempo, offre meno spazio a nuovi ingressi e meno varietà rispetto alle fasi iniziali, quando l’accesso era più semplice e la competizione più frammentata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa vede il giocatore: sempre gli stessi marchi in cima</h3>



<p>Dal punto di vista del giocatore questo processo è ancora più evidente: basta guardare le classifiche dei comparatori, le campagne pubblicitarie o le stesse liste ADM per accorgersi che i nomi sono quasi sempre gli stessi, spesso riconducibili a pochi gruppi che presidiano il mercato con più brand e una presenza costante.</p>



<p>Non si tratta di una coincidenza, ma dell’effetto diretto di un sistema che tende a premiare chi ha già scala e risorse, mentre chi non riesce a sostenere il ritmo viene progressivamente assorbito, ridimensionato oppure sparisce, lasciando spazio ad altri operatori già consolidati.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove licenze ADM: il biglietto da 7 milioni</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Come funzionano le nuove concessioni online</h3>



<p>La nuova tornata di concessioni ADM ha reso esplicito ciò che già si intuiva da tempo: restare nel mercato italiano richiede un impegno economico e operativo molto più elevato rispetto al passato.</p>



<p>Tra costo della licenza, requisiti tecnici, garanzie finanziarie, infrastruttura tecnologica e obblighi di compliance, l’ingresso si posiziona intorno ai 7 milioni di euro, ma il punto non è solo la cifra iniziale quanto la struttura di costi continuativi che ne deriva.</p>



<p>Entrare nel mercato italiano significa infatti accettare un sistema fatto di controlli costanti, aggiornamenti normativi frequenti e responsabilità operative che richiedono risorse dedicate e competenze specifiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fine delle “skin”: un solo sito per licenza</h3>



<p>Uno degli interventi più rilevanti è stato lo stop alle cosiddette “skin”, che in passato permettevano a più marchi di operare sotto la stessa licenza. Con il nuovo modello ogni concessione corrisponde a un solo sito, eliminando di fatto la possibilità di moltiplicare i brand senza moltiplicare anche i costi.</p>



<p>Questo cambiamento ha avuto un impatto diretto su molti operatori più piccoli o su progetti costruiti proprio sulla logica delle skin, che non hanno più trovato sostenibile il modello precedente. Se vuoi approfondire, qui trovi l’analisi completa <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/riforma-gioco-online-italia-skin/">della fine delle skin</a>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Perché alcuni casinò hanno preferito uscire</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Costi e tasse troppo alti per chi ha pochi clienti</h3>



<p>Quando si mettono insieme tassazione, costi tecnologici, marketing e compliance, diventa evidente che il punto di pareggio si è alzato in modo significativo. Senza una base clienti ampia e ricorrente, mantenere la redditività diventa sempre più difficile.</p>



<p>Per molti operatori di dimensioni medio-piccole il problema non è crescere lentamente, ma riuscire a restare in equilibrio abbastanza a lungo da sostenere questi costi. Quando questo equilibrio salta, la scelta più razionale è uscire dal mercato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La concorrenza dei big e l’effetto oligopolio</h3>



<p>I grandi operatori hanno vantaggi strutturali difficili da replicare: budget pubblicitari elevati, accordi diretti con provider, economie di scala e una riconoscibilità del marchio che facilita l’acquisizione e la fidelizzazione degli utenti.</p>



<p>Questo crea un effetto di concentrazione che, pur senza essere formalmente un oligopolio, produce dinamiche molto simili, con pochi gruppi che occupano gran parte dello spazio disponibile e rendono sempre più difficile l’ingresso o la sopravvivenza di nuovi concorrenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scelte di gruppo: quando l’Italia non è più prioritaria</h3>



<p>Gli operatori internazionali ragionano per portafogli di mercati e allocazione del capitale. Se un Paese diventa troppo costoso, troppo complesso o meno profittevole rispetto ad alternative disponibili, la decisione di ridurre l’esposizione o uscire del tutto diventa una semplice valutazione strategica.</p>



<p>In questo contesto, l’Italia resta un mercato importante, ma non necessariamente prioritario per tutti, soprattutto per chi opera già in giurisdizioni con costi più contenuti o regole meno stringenti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La “fame di gettito” dello Stato e l’effetto sui casinò</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Il gioco come bancomat fiscale</h3>



<p>Il gioco d’azzardo rappresenta da anni una fonte stabile di entrate per lo Stato, grazie a flussi prevedibili e a un sistema facilmente monitorabile. Questo spiega perché ogni intervento di riordino abbia anche una componente fiscale molto forte, oltre a quella regolatoria.</p>



<p>L’obiettivo non è solo tutelare il giocatore, ma anche costruire un sistema più controllabile e in grado di garantire entrate costanti nel tempo, riducendo al minimo le aree grigie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Più regole, più controlli, più costi fissi</h3>



<p>Antiriciclaggio, limiti operativi, verifiche sull’identità, reportistica dettagliata e audit continui hanno trasformato la compliance in una funzione centrale e strutturata, che richiede personale, strumenti e aggiornamenti costanti.</p>



<p>Questi costi non sono opzionali e non possono essere compressi oltre un certo limite, il che contribuisce ulteriormente a selezionare gli operatori in grado di sostenere nel tempo questo livello di complessità.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa tutto questo per i giocatori</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Meno scelta e offerte più simili</h3>



<p>Per il giocatore il risultato è un ambiente composto da operatori più strutturati e teoricamente più affidabili, ma anche meno vario rispetto al passato, con offerte che tendono a convergere e differenziarsi meno sul piano commerciale.</p>



<p>Quando la competizione si riduce, anche bonus, promozioni e condizioni finiscono inevitabilmente per assomigliarsi di più, rendendo più difficile trovare differenze realmente significative tra un operatore e l’altro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Attenzione ai casinò che spariscono e riappaiono altrove</h3>



<p>Un casinò che esce dal mercato italiano raramente scompare del tutto: nella maggior parte dei casi continua a operare su altri domini o in altre giurisdizioni, spesso accessibili anche dall’Italia ma privi delle stesse tutele.</p>



<p>Questo significa che eventuali problemi su pagamenti, verifiche o gestione dell’account non possono essere risolti attraverso i canali previsti per gli operatori autorizzati, lasciando il giocatore senza strumenti concreti di tutela.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come leggere le liste ADM per capire chi c’è davvero</h3>



<p>Per evitare equivoci basta fare un controllo semplice ma spesso trascurato: verificare l’elenco ufficiale degli operatori autorizzati ADM e controllare che il marchio utilizzato corrisponda a una licenza valida.</p>



<p>È un passaggio poco entusiasmante ma decisivo, perché permette di distinguere rapidamente tra operatori regolati e piattaforme che operano fuori dal perimetro italiano.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: il prezzo nascosto della sicurezza</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Un mercato più “sicuro”, ma non per tutti</h3>



<p>Il riordino ha reso il mercato più controllato e, sotto molti aspetti, più solido, ma ha anche accelerato un processo di concentrazione che era già in atto e che oggi è difficile ignorare.</p>



<p>La sicurezza e la stabilità hanno un costo che non ricade solo sugli operatori più piccoli, ma si riflette anche sull’esperienza dei giocatori, che si trovano a muoversi in un ambiente più uniforme e meno diversificato rispetto al passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le principali uscite dal mercato italiano negli ultimi 5 anni</h2>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Sito / brand</th><th>Anno uscita / inattivo</th><th>Tipo operatore</th><th>Ragione principale</th></tr></thead><tbody><tr><td>32Red</td><td>2020</td><td>Brand di gruppo internazionale (Kindred)</td><td>Razionalizzazione interna con chiusura del marchio secondario per concentrare risorse su Unibet nel mercato italiano.</td></tr><tr><td>Unibet</td><td>2025</td><td>Grande operatore internazionale (Kindred)</td><td>Uscita legata al nuovo sistema concessorio: costo elevato della licenza, requisiti più stringenti e aumento degli investimenti richiesti.</td></tr><tr><td>Betway</td><td>2025</td><td>Grande operatore internazionale (Super Group)</td><td>Scelta di non rinnovare la concessione nel contesto di una revisione globale dei mercati e della redditività.</td></tr><tr><td>Spin Palace</td><td>2025</td><td>Brand estero medio</td><td>Cessione del marchio a Totosì nell’ambito di una riorganizzazione in vista del nuovo regime concessorio.</td></tr><tr><td>Betic</td><td>2025</td><td>Operatore medio/piccolo</td><td>Acquisizione da parte di VinciTu, probabilmente per difficoltà a sostenere i nuovi costi e requisiti.</td></tr><tr><td>JackpotCity</td><td>2025</td><td>Operatore estero</td><td>Uscita autonoma dal mercato italiano, verosimilmente per mancanza di massa critica e cambio di strategia geografica.</td></tr><tr><td>Betzone</td><td>2025</td><td>Operatore estero</td><td>Sospensione dell’attività per difficoltà di sostenibilità nel nuovo contesto regolatorio e competitivo.</td></tr><tr><td>Concessionari minori (Gilupi, FourSeven Play, Videoslots, Scommettendo, Olybet Italia, ecc.)</td><td>2025</td><td>Operatori medio-piccoli o specializzati</td><td>Non adesione alla proroga tecnica ADM e uscita dal mercato per impossibilità o mancata volontà di sostenere il nuovo ciclo concessorio.</td></tr></tbody></table><figcaption class="wp-element-caption">A guardarla bene, la logica è quasi sempre la stessa: accorpare i brand, tagliare i mercati diventati troppo onerosi oppure evitare del tutto il nuovo ciclo ADM, che richiede più soldi, più struttura e molta più compliance rispetto a prima.</figcaption></figure>
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		<title>Autoesclusione parziale 2026: finta responsabilità</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/autoesclusione-parziale-adm-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione_ammazzacasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 07:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Autoesclusione]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2026/02/autoesclusione-tutela-di-carta.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ombrello di carta che si disintegra sotto la pioggia, metafora di una tutela fragile e inefficace" decoding="async" /></p>
<p>Dal 2026 arriva l’autoesclusione parziale: suona come una tutela moderna, ma rischia di essere una tutela di facciata.<br />
Limitare solo alcuni giochi non riduce il problema, lo sposta e spesso lo moltiplica.<br />
Una misura che protegge l’immagine del regolatore e il gettito, più che chi deve davvero staccare.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2026/02/autoesclusione-tutela-di-carta.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ombrello di carta che si disintegra sotto la pioggia, metafora di una tutela fragile e inefficace" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Sembrava che fosse stato inventato ormai tutto dal punto di vista dei regolamenti sul gioco d’azzardo, che ci fosse solo da fare piccoli aggiustamenti qua e là e che la creatura fosse, bene o male, marciante, oliata, con le sue storture e le sue divisioni ferree tra Paesi europei e mercati separati. E invece, dal 2026 entra in vigore, udite udite, l’<strong>autoesclusione parziale</strong>, da pronunciare a voce alta e con una specie di ruggito.</p>
<p>Sulla carta sembra una misura più moderna e flessibile. Nella pratica è una toppa comunicativa che tutela l’immagine del regolatore, protegge il gettito fiscale e scarica tutta la responsabilità sul giocatore.</p>
<p>Il risultato è un sistema che promette controllo ma costruisce frizioni nuove e spesso controproducenti.</p>
<h2>Cosa cambia davvero con la cosiddetta autoesclusione parziale</h2>
<p>Il principio è semplice. Invece di chiudere tutto, puoi bloccare solo alcune categorie di gioco o limitarti per un periodo definito.</p>
<p>La promessa è una tutela su misura. Il problema è che la parzialità non cura la dinamica di fondo del comportamento di gioco. La modifica e la sposta.</p>
<h2>Parzialità che confonde invece di proteggere</h2>
<h3>Un sistema che complica le scelte invece di chiarirle</h3>
<p>Spezzettare i blocchi per categorie crea tre effetti collaterali evidenti.</p>
<ul>
<li>Confusione operativa. Il giocatore medio non distingue in modo chiaro le categorie tecniche. Il perimetro dei blocchi non è intuitivo e favorisce scelte impulsive.</li>
<li>Aggiramento naturale. Se una categoria è chiusa, il passaggio a prodotti contigui resta aperto. La spinta a cercare alternative è incorporata nel design.</li>
<li>Frizione cognitiva. Aumentare le opzioni non aumenta la protezione. Aumenta l’attrito decisionale in un momento in cui servirebbero scelte nette.</li>
</ul>
<h2>Effetto boomerang: il divieto parziale spinge a scoprire nuovi giochi</h2>
<h3>Quando il limite diventa un incentivo</h3>
<p>Bloccare solo alcuni giochi e lasciarne altri aperti può produrre l’effetto opposto a quello dichiarato. Il giocatore limitato si ritrova con tempo, attenzione e budget dirottati verso prodotti che magari non frequentava. La novità agisce da incentivo. Si sperimentano nuovi giochi, nuove meccaniche, nuove routine. Invece di ridurre il perimetro del problema, lo si frammenta e lo si moltiplica.</p>
<p>Tradotto. La misura che dovrebbe ridurre l’esposizione rischia di aumentare la superficie di contatto con l’offerta. Più scoperta, più variabilità, più occasioni di ricaduta.</p>
<h2>Responsabilità di facciata, tutele strutturali assenti</h2>
<h3>Tutto sulle spalle del giocatore</h3>
<p>Il messaggio istituzionale parla di responsabilizzazione. Nei fatti non vengono introdotti strumenti di supporto strutturali che accompagnino la scelta di limitarsi. Non c’è un percorso di accompagnamento, non c’è un meccanismo di intervento quando emergono pattern di rischio. Tutto resta sulle spalle dell’utente, proprio quando l’autoregolazione è più fragile.</p>
<h2>Account aperti, stimoli sempre accesi</h2>
<h3>Chiudere a metà non è chiudere</h3>
<p>La parzialità lascia l’account vivo. Questo significa presenza continua di stimoli. Notifiche, promozioni indirette, ambienti di gioco che restano accessibili. La chiusura netta riduce i trigger. La limitazione parziale li mantiene. La differenza pratica è enorme per chi prova davvero a staccare.</p>
<p>Nel caso in cui l’utente abbia un problema conclamato di azzardopatia, che soluzione può essere quella di chiudere l’accesso ad alcuni giochi ma lasciare aperto quello ad altri. Mah.</p>
<h2>Il non detto: numeri più belli, gettito più stabile</h2>
<h3>Il vantaggio politico che nessuno dice ad alta voce</h3>
<p>Con l’autoesclusione parziale diminuiscono le autoesclusioni totali registrate. Statisticamente sembra che il sistema funzioni meglio. In realtà si riduce solo l’impatto visibile. Il giocatore resta nel circuito, anche se limitato. Il flusso fiscale continua. L’immagine del regolatore migliora. La tutela sostanziale non fa un salto di qualità.</p>
<h2>La contraddizione di fondo</h2>
<p>Se l’obiettivo fosse davvero la riduzione del danno, la priorità sarebbe semplificare le scelte e rendere la pausa netta, immediata e protetta da stimoli. Qui si fa il contrario. Si moltiplicano le opzioni, si mantengono canali aperti, si costruisce una tutela modulare che sembra gentile ma è fragile nei momenti in cui servirebbe rigidità.</p>
<p>È un po’ come dire a una persona che sta cercando di staccare da un’abitudine distruttiva: “Non serve fermarti del tutto, prova solo a cambiare routine, frequenta altri ambienti simili, scegli versioni alternative della stessa cosa”. Formalmente sembra un aiuto. Nella pratica si resta immersi nello stesso ecosistema di stimoli che alimenta il problema.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>L’autoesclusione parziale è una soluzione che suona bene e funziona bene a livello di comunicazione. Sul piano pratico rischia di spostare il problema, non di ridurlo. Crea percorsi di fuga interni al sistema, incentiva la scoperta di nuovi giochi e preserva la continuità del flusso economico. Paternalismo di facciata, tutela di carta. E anche oggi i problemi li risolviamo domani.</p>
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		<title>Gioco online in Italia: la fine delle skin</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/riforma-gioco-online-italia-skin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gastardo dell'AmmazzaCasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 16:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[casino italiani]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2025/12/riforma-casino-mercato-semplificato.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione simbolica in stile vintage che rappresenta un sistema complesso di casinò online che diventa più semplice e lineare." decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Dal dominio unico alla fine delle skin: cosa prevede la riforma del gioco online in Italia e quali effetti reali avrà per i giocatori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/riforma-gioco-online-italia-skin/">Gioco online in Italia: la fine delle skin</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2025/12/riforma-casino-mercato-semplificato.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Illustrazione simbolica in stile vintage che rappresenta un sistema complesso di casinò online che diventa più semplice e lineare." decoding="async" loading="lazy" /></p><p>È il nostro ultimo articolo prima di Natale, ma questa volta non parleremo di festività, lucine o bonus stagionali. Parliamo invece di una notizia recente che potrebbe esservi sfuggita, ma che avrà effetti concreti sul gioco online in Italia.</p>
<p>Dal 13 novembre 2025 è entrato in vigore un nuovo modello normativo per il gioco online. Una regola semplice, almeno sulla carta: ogni concessionario potrà operare con un solo dominio ufficiale. Fine delle cosiddette “skin”, ovvero dei siti multipli riconducibili allo stesso operatore e alla stessa licenza ma presentati come marchi diversi.</p>
<p>La motivazione ufficiale è chiara e, in linea di principio, condivisibile: maggiore trasparenza, meno confusione per i giocatori, controllo più semplice da parte del regolatore. Tutto corretto. Ma come spesso accade quando una riforma viene presentata come “per il bene del consumatore”, vale la pena fermarsi un attimo e guardare cosa c’è sotto lo strato dell’ufficialità.</p>
<h2>Cosa cambia davvero per i giocatori</h2>
<p>Dal punto di vista pratico, il giocatore medio vedrà meno casinò apparentemente diversi, ma riconducibili alla stessa licenza. Meno brand, meno loghi, meno siti che sembrano concorrenti ma che, di fatto, non lo sono.</p>
<p>Questo porta alcuni benefici reali. È più facile capire chi gestisce il casinò, a chi rivolgersi in caso di problemi e quali regole si applicano. Sparisce anche una parte della giungla di condizioni diverse che spesso cambiavano solo nel nome, non nella sostanza. E chi ha giocato abbastanza a lungo conosce bene la situazione in cui si apre un conto su un casinò che sembra nuovo e inesplorato, per poi scoprire di avere già un account attivo sotto un altro marchio della stessa rete.</p>
<p>Allo stesso tempo, però, il mercato diventa più piatto. Meno scelta apparente, meno differenziazione, meno sperimentazione. Il rischio è che il giocatore si trovi davanti a pochi grandi marchi, molto simili tra loro, con offerte più standardizzate e meno elastiche. Va anche detto che una parte di questa “scelta” era spesso solo fuffa di marketing.</p>
<h2>Le skin erano davvero il problema?</h2>
<p>Le skin non erano un’invenzione casuale. Erano uno strumento che permetteva agli operatori di testare mercati, linguaggi, promozioni e target diversi senza dover aprire una nuova concessione ogni volta. In molti casi hanno creato confusione, è vero, ma in altri hanno reso il mercato più dinamico e meno statico.</p>
<p>Eliminare le skin non elimina automaticamente i problemi del gioco online. Non riduce la volatilità delle slot, non rende i bonus più equi, non cambia la matematica dei giochi. Cambia soprattutto la struttura del mercato.</p>
<h2>Il secondo fine: controllo e semplificazione, non solo tutela</h2>
<p>Oltre alla protezione del giocatore, questa riforma risponde a un’esigenza molto concreta: rendere il sistema più semplice da controllare e da gestire. Meno domini significa meno variabili, meno eccezioni, meno zone grigie.</p>
<p>Per il regolatore è un vantaggio evidente. Un concessionario, un dominio, un flusso di dati più lineare. Monitorare comportamenti anomali, applicare sanzioni o imporre modifiche diventa più rapido e meno costoso.</p>
<p>C’è poi un altro aspetto, meno dichiarato ma piuttosto evidente: la riduzione della concorrenza “interna”. Quando un operatore gestisce molte skin, può permettersi di cannibalizzare se stesso. Con un solo dominio, ogni scelta pesa di più. Questo favorisce i gruppi più grandi e penalizza chi aveva costruito strategie più frammentate.</p>
<h2>Meno caos, ma anche meno libertà</h2>
<p>Il risultato finale sarà probabilmente un mercato più ordinato, più prevedibile e più facile da leggere. Ma anche più rigido. Meno spazio per esperimenti, meno personalità, meno differenze reali tra un casinò e l’altro.</p>
<p>Per alcuni giocatori sarà un sollievo. Per altri sarà semplicemente un mercato più noioso. Non necessariamente peggiore, ma più uniforme.</p>
<h2>Conclusione: riforma necessaria, ma non miracolosa</h2>
<p>La fine delle skin non è una rivoluzione epocale, né una catastrofe. È una mossa di razionalizzazione. Serve a rendere il mercato più controllabile e più leggibile, più che a trasformare davvero l’esperienza di gioco.</p>
<p>Chi si aspetta casinò più “buoni” o giochi più equi resterà deluso. Chi invece apprezza un sistema meno caotico e più trasparente probabilmente ne trarrà beneficio.</p>
<p>Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Meno fumo, sì. Ma anche meno libertà di manovra. E nel mondo del gioco online questo non è mai un dettaglio secondario.</p>
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		<title>Da 407 a 52: la sforbiciata dell’ADM e la nuova era dei casinò online italiani</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/riduzione-licenze-casino-online-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione_ammazzacasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 23:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[casino AAMS]]></category>
		<category><![CDATA[casino adm]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2025/10/ADM-tristo-potatore.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uomo in giacca grigia con fascia dell’ADM sulla testa che pota cespugli disordinati rappresentanti i casinò online italiani, lasciando pochi cespugli ben curati in un prato verde, simbolo della riduzione delle licenze da 407 a 52." decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>L’ADM riduce drasticamente le licenze dei casinò online italiani da 407 a 52, rivoluzionando il settore.<br />
La riforma punta a più trasparenza e controllo, ma rischia di favorire solo i grandi operatori.<br />
Per i giocatori, meno concorrenza significa bonus più bassi ma siti più sicuri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="576" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2025/10/ADM-tristo-potatore.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Uomo in giacca grigia con fascia dell’ADM sulla testa che pota cespugli disordinati rappresentanti i casinò online italiani, lasciando pochi cespugli ben curati in un prato verde, simbolo della riduzione delle licenze da 407 a 52." decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha deciso di fare un po’ di giardinaggio.<br />
Se immaginiamo il mondo delle licenze dei casinò italiani come un prato erboso pieno di rovi e cespugli mezzi secchi e verminosi, possiamo visualizzare un signore con la falce che, con colpi decisi, stralcia oltre 400 tra arbusti e cespugli mal curati, lasciandone in piedi appena 52 — più ordinati, curati e integrati con il paesaggio.<br />
Uscendo da questo parallelismo botanico, il risultato resta lo stesso: solo <strong>52 licenze</strong> saranno valide per operare nel mercato del gioco online in Italia.</p>
<p>Una potatura epocale, che cambierà completamente l’aspetto del giardino del gioco online: meno rami intrecciati, più spazio per crescere dritti, più linfa per lo Stato e — inevitabilmente — un po’ di smarrimento per i giocatori che si chiederanno “dove diavolo è finito il mio cespuglio-casinò preferito?”.<br />
Com’è che siamo rientrati nel parallelismo botanico? Ok, prometto che d’ora in poi ce lo lasceremo alle spalle.</p>
<h2>Un mercato affollato come una sagra del bonus</h2>
<p>Negli ultimi anni, l’Italia era diventata un paradiso (o inferno?) di <em>skin site</em> — quei portali che operano sotto la stessa concessione ma con brand diversi, spesso simili come due gemelli omozigoti.<br />
Il risultato? Centinaia di loghi, domini e nomi commerciali, ma dietro le quinte sempre gli stessi concessionari.</p>
<p>L’ADM, con questa riforma, ha deciso di tagliare corto: niente più concessioni-fotocopia, solo licenze principali.<br />
Il numero passa così da 407 operatori attivi a 52 domini autorizzati. Tutto il resto dovrà chiudere, accorparsi o riapplicare con procedure nuove e più stringenti.</p>
<h2>“Pulizia” o concentrazione?</h2>
<p>La mossa viene presentata come un atto di semplificazione e trasparenza: “meno licenze, più qualità”.<br />
In realtà, il rischio è che il mercato finisca nelle mani di pochi grandi gruppi — i soliti nomi noti: <strong>Flutter Entertainment</strong> (PokerStars, Betfair, Sisal), <strong>Entain</strong> (Bwin, Eurobet), <strong>Lottomatica</strong>, <strong>Snaitech</strong>, <strong>SKS365</strong> e compagnia cantante.</p>
<p>I piccoli operatori, quelli che avevano puntato tutto su un brand riconoscibile o su bonus più generosi, rischiano di sparire.<br />
E per i giocatori? Meno concorrenza significa <strong>meno offerte e meno promozioni</strong>, anche se probabilmente <strong>più affidabilità e pagamenti sicuri</strong>.</p>
<p>Insomma: si passa da una giungla a un giardino recintato. Bello, ma con il biglietto d’ingresso da pagare — quello di una concorrenza minore e un’offerta più appiattita.</p>
<h2>Un colpo anche agli stranieri</h2>
<p>La decisione arriva in un momento in cui diversi operatori internazionali avevano tentato di farsi spazio nel mercato italiano.<br />
Proprio a ottobre, il <strong>Consiglio di Stato</strong> ha respinto l’appello di alcune aziende estere contro il regime fiscale dei giochi online, confermando che il sistema italiano resta — per dirla in modo elegante — “autarchico”.</p>
<p>Tradotto: se vuoi operare in Italia, paghi le tasse qui e ti pieghi alle regole dell’ADM.<br />
Niente scorciatoie, niente “licenze di Malta” usate come passepartout.<br />
Il messaggio è chiaro: l’Italia vuole i suoi casinò in casa, con i controlli e gli incassi sotto mano.</p>
<p>Vedremo poi come verranno applicati questi giri di vite.</p>
<h2>Codere entra in scena (e dimostra che il mercato piace ancora)</h2>
<p>Mentre alcuni chiudono, altri arrivano: <strong>Codere Group</strong>, colosso spagnolo del betting e del gioco, ha annunciato il suo ingresso ufficiale nel settore iGaming italiano.<br />
Una scelta curiosa, in mezzo alla tempesta regolamentare: segno che il mercato resta, in qualche modo, appetibile — anche se è più complesso accedervi.</p>
<p>Con i nuovi limiti di licenze, chi entra oggi deve avere le spalle larghe, ma anche una buona strategia di brand e un’offerta di gioco moderna.<br />
E qui entrano in gioco i soliti noti del software: <strong>Pragmatic Play</strong>, <strong>NetEnt</strong>, <strong>Evolution</strong>, <strong>Play’n GO</strong> — i provider che fanno la differenza tra un casinò di serie A e un portale improvvisato.</p>
<h2>Cosa cambia per i giocatori</h2>
<ul>
<li><strong>Domini ridotti:</strong> alcuni siti chiuderanno o verranno reindirizzati. Prima di ricaricare il conto, conviene controllare che l’indirizzo sia ancora in lista ADM.</li>
<li><strong>Bonus meno aggressivi:</strong> con meno concorrenza, scordatevi i “200% fino a 2.000 euro”.</li>
<li><strong>Affidabilità maggiore:</strong> meno operatori, più controlli e, si spera, meno “problemi tecnici” quando si vince troppo.</li>
<li><strong>Supporto clienti più efficiente:</strong> i grandi brand hanno mezzi migliori e assistenza più seria — anche se, sì, restano capaci di farvi attendere 20 minuti in chat per dire “sto verificando”.</li>
</ul>
<h2>Il lato positivo (per una volta)</h2>
<p>Nonostante le polemiche, la sforbiciata potrebbe avere effetti salutari.<br />
Negli ultimi anni, il confine tra casinò legali e piattaforme “grigie” si era fatto sottile come una linea di credito.<br />
Ridurre la frammentazione può aiutare i giocatori a <strong>orientarsi meglio</strong> e a <strong>fidarsi di più</strong> dei siti con licenza.</p>
<p>Il rischio è che l’offerta diventi troppo omogenea, ma anche lì la palla passa ai provider: se i Pragmatic, i NetEnt e gli Evolution continueranno a innovare con nuovi titoli, l’esperienza di gioco potrà restare vivace.</p>
<h2>Un 2026 tutto da vedere</h2>
<p>La riforma entrerà pienamente in vigore nel 2026, quando si capirà chi resterà davvero in campo.<br />
Molti brand secondari probabilmente confluiranno sotto concessioni più grandi; altri spariranno senza lasciare traccia (o quasi).</p>
<p>Per chi gioca da anni sarà un piccolo shock: meno nomi, meno bonus, ma — si spera — un ecosistema più solido.<br />
E per chi scrive di casinò, come noi, una nuova mappa da disegnare.</p>
<p>L’unica certezza è che il gioco online italiano si rifà un po’ il trucco. Vedremo se sarà solo un’operazione di facciata o se, finalmente, porterà qualche vantaggio anche a noi giocatori.</p>
<p><em>Fonti utilizzate: <a href="https://tribuna.com/en/casino/news/2025-10-15-italy-to-cut-online-gambling-domains-from-407-to-just-52-under-new-regulator-rules/" target="_blank" rel="noopener">Tribuna.com</a>, <a href="https://sigma.world/news/council-state-appeal-online-gaming-tax/" target="_blank" rel="noopener">Sigma World</a>, <a href="https://igamingbusiness.com/gaming/online-casino/codere-expands-igaming-italy/" target="_blank" rel="noopener">iGamingBusiness</a></em></p>
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		<title>Accertamenti Decreto Dignità, ci sono state violazioni?</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/accertamenti-decreto-dignita-ci-sono-state-violazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gastardo dell'AmmazzaCasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 11:13:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[casino AAMS]]></category>
		<category><![CDATA[decreto dignita]]></category>
		<category><![CDATA[legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="846" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2019/03/stop_alla_pubblicita-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stop" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Il Movimento 5 Stelle, ha presentato al Ministero dell&#8217;Economia e a quello dello Sviluppo, una interrogazione parlamentare sull&#8217;effettiva applicazione delle norme che regolano la pubblicità <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/accertamenti-decreto-dignita-ci-sono-state-violazioni/" title="Accertamenti Decreto Dignità, ci sono state violazioni?">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="846" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2019/03/stop_alla_pubblicita-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stop" decoding="async" loading="lazy" /></p><div>
<div id="m_-6997573809980781006x92f381b4beeb4593a52ad10deba3466d">
<p>Il Movimento 5 Stelle, ha presentato al Ministero dell&#8217;Economia e a quello dello Sviluppo, una interrogazione parlamentare sull&#8217;effettiva applicazione delle norme che regolano la pubblicità nel settore del gioco, sancite dal Decreto Dignità.</p>
<h2>L&#8217;interrogazione parlamentare</h2>
<p>In particolare, <strong>si richiede un resoconto di quali attività di sorveglianza siano state svolte</strong>. Che cosa è stato fatto per verificare se la pubblicità, erogata nei mesi successivi a luglio, sia stata effettivamente contrattualizzata prima dell&#8217;entrata in vigore del decreto. L&#8217;interrogazione, sollecita anche un elenco delle infrazioni riscontrate e le conseguenti sanzioni che sono state addebitate agli operatori sorpresi in violazione delle nuove normative.</p>
<p>Il Decreto Dignità, infatti, ha permesso a tutti i contratti in essere e quelli siglati prima dell&#8217;entrata in vigore della legge ad essere erogati completamente, e comunque non oltre il 14 luglio 2019. Dopo questa data, <strong>nessun tipo di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d&#8217;azzardo sarà permessa su qualsiasi media</strong>.</p>
<h3>La pubblicità del gioco d&#8217;azzardo online è aumentata?</h3>
<p>L&#8217;interrogazione parlamentare, è probabilmente nata da un quesito che alcuni esponenti del Governo e molti cittadini si sono posti recentemente. <strong>Come mai, da quando è entrato in vigore il Decreto Dignità, la pubblicità sul gioco d&#8217;azzardo piuttosto che diminuire, è invece aumentata?</strong></p>
<p>La risposta è sicuramente molto semplice. <strong>Gli operatori del settore dell&#8217;azzardo, non potendo più fare pubblicità da luglio, hanno logicamente deciso di investire molto di più e subito, in modo da registrare più giocatori nuovi possibili.</strong></p>
<p>Ma come è plausibile che gran parte di questi gruppi abbiano investito di più, se non hanno potuto siglare contratti nuovi? Avevano forse delle opzioni, che hanno confermato? Oppure c&#8217;erano degli accordi con budget variabili, che potevano lievitare drasticamente? Ipotesi ammissibile con le scommesse sportive, dove l&#8217;andamento dei Campionati e delle Coppe può far variare l&#8217;interesse dei bookmaker a pubblicizzare i loro servizi.</p>
<p>Oltretutto, secondo i dati sugli investimenti pubblicitari comunicati da Nielsen, a gennaio<strong> la categoria Tempo Libero ha registrato un +22% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso</strong>. Tempo Libero è il segmento in cui viene conteggiata la pubblicità sul gioco d&#8217;azzardo di cui è componente principale.</p>
<h4>I contratti secondo il decreto dignità</h4>
<p>Di certo il testo del Decreto Dignità, non definisce nel dettaglio quali tipologie di contratto siano valide. Né, tanto meno, che questi accordi siano già stati pagati, elemento chiave che avrebbe drasticamente cambiato lo scenario. Si parla di contratti in termini generici:</p>
<p><i>&#8220;Ai contratti di pubblicità&#8217; in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile, fino alla loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la normativa vigente anteriormente </i><i>alla medesima data di entrata in vigore.&#8221; </i></p>
<p>Di conseguenza <strong>qualsiasi tipologia accordo sembrerebbe essere valido</strong>, l&#8217;importante è che sia stato sancito prima della fatidica data del 14 luglio 2018. Si potrebbe addirittura iniziare a discutere se una email abbia valore come un contratto. Infatti il diritto italiano, tra le forme di accordi tra più parti prevede anche il &#8220;contratto a forma libera&#8221;, per la cui stipula non serva alcuna formalità particolare.</p>
<p>Molte agenzie pubblicitarie non richiedono alcun contratto ai clienti abituali anche per budget rilevanti. La compravendita avviene molto spesso con uno scambio di email. <strong>Quindi come avrà fatto l&#8217;autorità competente a verificare in maniera efficace la data dei contratti pubblicitari?</strong></p>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Decreto Dignità? Idee migliori da Londra</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/decreto-dignita-idee-migliori-da-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione_ammazzacasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 10:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[decreto dignita]]></category>
		<category><![CDATA[legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1152" height="768" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2019/01/bocca_cucita_20_eur_med.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>La Gambling Commission Inglese, è pronta a lanciare un&#8217;indagine sul rischio dell&#8217;uso smisurato della Carta di Credito nel gioco d&#8217;azzardo. Il Segretario per la Cultura, <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/decreto-dignita-idee-migliori-da-londra/" title="Decreto Dignità? Idee migliori da Londra">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/decreto-dignita-idee-migliori-da-londra/">Decreto Dignità? Idee migliori da Londra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1152" height="768" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2019/01/bocca_cucita_20_eur_med.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>La <strong>Gambling Commission Inglese</strong>, è pronta a lanciare un&#8217;indagine sul rischio dell&#8217;<strong>uso smisurato della Carta di Credito nel gioco d&#8217;azzardo</strong>. Il Segretario per la Cultura, Jeremy Wright, ha <strong>avvertito i Bookmaker e i Casinò Online</strong>: si deve trovare una soluzione per risolvere questo problema o il Governo potrebbe vietare l&#8217;uso delle Carte di Credito nel gioco d&#8217;azzardo sia online, che nelle ricevitorie.<br />
L&#8217;indagine vuole verificare quanto gli scommettitori, grazie alle Carte di Credito, spendano più di quello che possono permettersi. Infatti quando si usano questi strumenti, si depositano <strong>soldi</strong> che vengono effettivamente <strong>dati in prestito dall&#8217;istituto di credito</strong>. L&#8217;addebito della spesa, non avviene immediatamente e il giocatore, non si rende conto di quanto ammonta il debito che dovrà affrontare. Di conseguenza, è logico sospettare che venga a mancare il concetto di <strong>gioco responsabile</strong> ed aumentano i rischi di quello <strong>compulsivo</strong>.<br />
Jeremy Writght, ha tra l&#8217;altro dichiarato: &#8220;Per proteggere le persone dai <strong>rischi derivanti dal gioco d&#8217;azzardo</strong>, è di vitale importanza, che tutte le parti in causa affrontino il problema. Non solo i bookmakers, ma anche le piattaforme di Social Media e le banche&#8221;<br />
Di recente molti Istituti Bancari Inglesi hanno introdotto delle funzionalità sulle App dei conti online, grazie alle quali i clienti possono limitare o escludere la possibilità di spendere al gioco.</p>
<h2>Differenze tra Inglesi e Italiani</h2>
<p>E&#8217; molto interessante notare, però, che l&#8217;<strong>utilizzo della Carta di Credito</strong> è pari solo al <strong>20%</strong> della spesa totale al gioco. In Inghilterra, infatti, si utilizzano anche le Carte di Debito (prepagate e bancomat), il bonifico che può essere anche immediato e l&#8217;addebito diretto, simile al nostro RID.<br />
In Italia, invece, nel <strong>gioco online</strong> si utilizzano soprattutto le <strong>Carte Prepagate</strong>, seguite da quelle di Credito. Gli altri metodi sono praticamente assenti. Ci sono i webwallet, come in Inghilterra, ma serve comunque una carta. Non ci sono statistiche ufficiali in merito, ma sembra che il <strong>35% degli italiani</strong> utilizzi la <strong>Carta di Credito</strong> per giocare al <strong>Casinò Online</strong> o alle Scommesse.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;<strong>auto-esclusione</strong>, bisogna contattare l&#8217;operatore e l&#8217;operazione è piuttosto rapida e regolamentata da AAMS. Ma gli istituti bancari Italiani, non offrono nessun tipo di assistenza in merito. In sporadici casi, la spesa al gioco è limitata o del tutto vietata. Ma non c&#8217;è alcuna funzionalità, con la quale il correntista può escludere la possibilità di spendere al gioco.</p>
<h3>Errori del Decreto Dignità</h3>
<p>Leggendo la nuova normativa, introdotta dal Governo con il<strong> Decreto Dignità</strong>, il cui scopo principale è combattere la ludopatia e la diffusione smisurata del gioco, non sembra assolutamente che ci siano della azioni mirate contro il problema cruciale. I <strong>volumi di spesa</strong> del singolo giocatore, sia online e offline.<br />
Il <strong>divieto a pubblicizzare</strong> il gioco a qualsiasi livello, è sicuramente uno strumento valido per evitare che nuovi giocatori comincino a scommettere.<br />
Però, il rovescio della medaglia, è l&#8217;enorme perdita di introito, da parte dello Stato Italiano. Questo mancato incasso, avrà un <strong>impatto enorme</strong> sugli sport minori, sul Comitato Olimpico e lo sport in generale.<br />
Infatti i ludopatici e gli scommettitori abituali, <strong>conoscono a memoria tutti i siti di gioco</strong>. Al limite, andranno a cercare nuovi siti e <strong>offerte di Benvenuto su Google</strong>. A loro, la pubblicità influisce veramente poco, se non addirittura per nulla.<br />
Avrebbe avuto molto più senso, iniziare a<strong> limitare</strong> per legge <strong>la spesa al gioco</strong> con le Carte di Credito e Prepagate. Obbligare gli istituti bancari a dare la possibilità di escludere qualsiasi spesa al gioco, anche con una telefonata. Però, sappiamo benissimo che quando un correntista finisce in &#8220;rosso&#8221; i guadagni della Banca crescono vertiginosamente.<br />
Per di più, il Decreto Dignità, <strong>non ha alcuna normativa</strong>, veramente efficace per andare a combattere un altro enorme problema: le Slot Machine da bar. Dove non c&#8217;è alcun controllo su quanto un giocatore spende. Si parla di<strong> limitazioni di orario</strong> e di distribuzione sul territorio, è vero. E forse verrà richiesto l&#8217;utilizzo della tessera sanitaria per giocare alle macchinette, un po&#8217; come con i distributori delle sigarette. Ma quanti anni ci vorranno per cambiare le<strong> 410.000 Slot Machine</strong> presenti in Italia? E non solo, il divieto alla pubblicità del gioco d&#8217;azzardo, non avrà alcun impatto su questo settore. Avete mai visto la pubblicità online o in TV di una<strong> sala slot</strong>? Ovviamente no, forse solo localmente con qualche affissione.</p>
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		<item>
		<title>Lega Calcio e 1XBET in barba al decreto dignità</title>
		<link>https://www.ammazzacasino.com/attualita/lega-calcio-e-1xbet-in-barba-al-decreto-dignita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gastardo dell'AmmazzaCasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 11:24:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Scommesse]]></category>
		<category><![CDATA[decreto dignita]]></category>
		<category><![CDATA[gioco patologico]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="655" height="563" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.lega_.calcio.2013.2014.750x450_hp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>La Lega Calcio, attraverso il suo advisor commerciale Infront, ha di recente stretto un accordo di sponsorizzazione con il bookmaker russo 1XBet che ha fatto <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/lega-calcio-e-1xbet-in-barba-al-decreto-dignita/" title="Lega Calcio e 1XBET in barba al decreto dignità">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/lega-calcio-e-1xbet-in-barba-al-decreto-dignita/">Lega Calcio e 1XBET in barba al decreto dignità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> Lega Calcio</strong>, attraverso il suo advisor commerciale Infront, ha di recente stretto un accordo di sponsorizzazione con il bookmaker russo<strong> 1XBet</strong> che ha fatto molto discutere sia gli addetti ai<br />
lavori, che molti organi di governo.</p>
<div id="wp-image-wrap-1606" class="wp-image-wrap"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1606 alignright" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2018/12/logo.lega_.calcio.2013.2014.750x450-1-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></div>
<p><strong>1XBet</strong> è nato nel 2011, ed è considerato uno dei <strong>bookmaker emergenti</strong> nel panorama delle scommesse sportive in Europa.</p>
<p>Ha già un bacino d&#8217;utenza molto vasto nel paesi dell&#8217;Est e si sta ritagliando una fetta di mercato importante anche in Germania e Portogallo. In Russia il bookmaker è presente sul territorio con oltre 1000 betting shops.</p>
<h2>Precedenti tentativi</h2>
<p>1XBET aveva<strong> già provato</strong> ad entrare nel mercato Italiano nel <strong>Novembre del 2017</strong> con una sponsorizzazione della nazionale di calcio che aveva scatenato un polverone mediatico.<br />
La Lega Calcio fu costretta a <strong>rescindere il contratto</strong> e non se ne fece niente. La sconfitta con la Svezia poi, fece distrarre l&#8217;attenzione dei media sul fallimento azzurro, e della gaffe pubblicitaria non se ne parlò più.<br />
Quest&#8217;anno, invece, sembra che le cose possano andare invece in maniera molto differente per 1XBET. Infatti il contratto che è stato siglato, prevede che il bookmaker russo diventi “International Presenting Partner” della Serie A per l&#8217;Europa, Asia, Africa, Sud e Nord America <strong>a partire da </strong><strong>quest&#8217;anno fino al 2021</strong>.</p>
<p>In poche parole, <strong>il logo e la grafica pubblicitaria del sito di scommesse apparirà su tutte le </strong><strong>piattaforme streaming presenti nell&#8217;accordo.</strong> Si tratta di video che non sono visibili dall&#8217;Italia.<br />
Fin qui sembra essere tutto abbastanza chiaro e vantaggioso per entrambe le parti.<br />
Ma se si osservano alcuni particolari legislativi e la regolamentazione della pubblicità del gioco in Italia, che è entrata in vigore ad Agosto col Decreto Dignità, si nota che l&#8217;accordo <strong>verrà sicuramente </strong><strong>contestato</strong> da alcune parti del governo.</p>
<h3>Possibili problemi e risvolti</h3>
<p>Innanzitutto <strong>1XBET non ha la licenza AAMS</strong>, non può operare in Italia. Anche se alcune fonti vicine al bookmaker Russo sostengono che sia stato avviato l&#8217;iter necessario per essere in regola col mercato delle scommesse sportive Italiane. Ma non è dato a sapere quando questo avverrà.<br />
Attualmente il sito di 1xBet non è accessibile dall&#8217;Italia, ma ci sono molte pagine che spiegano metodi alternativi per accedere.</p>
<p>Da un punto di vista puramente legale invece, col recente Decreto Dignità,<strong> la pubblicità al gioco </strong><strong>d&#8217;azzardo è completamente bandita in Italia su qualsiasi mezzo di comunicazion</strong>e. Così come le sponsorizzazioni e la promozione del gioco in qualsiasi sua forma. <strong>Solo le pubblicità già </strong><strong>contrattualizzate prima dell&#8217;entrata in vigore del Decreto hanno diritto ad essere erogate, ma non </strong><strong>oltre giugno 2019</strong>.</p>
<h4>Altre osservazioni sull&#8217;accordo</h4>
<p>La <strong>Lega Calcio</strong> da parte sua, <strong>denuncia una enorme perdita di ricavi</strong> per gli anni a venire, <strong>le scommesse sportive e i casinò online sono i principali sponsor del calcio Italiano</strong>. E rivendica il diritto di accettare qualsiasi sponsor per le piattaforme non usufruibili dall&#8217;Italia. Ed<br />
effettivamente, il Decreto Dignità non prevede che sia vietata la pubblicità su servizi italiani erogati all&#8217;estero.<br />
Ma come si riuscirà a non mostrare lo streaming alle decine di migliaia di italiani che guardano le partite di Serie A accedendo alla diretta con i proxy o grazie agli innumerevoli trucchi di cui il web è pieno?<br />
Come si farà ad evitare che le clip dello streaming non vengano postate sui Social Media o sulle innumerevoli piattaforme video come YouTube. Per non parlare degli Italiani all&#8217;estero, in Ticino o in vacanza per esempio.</p>
<p>E&#8217; certo che la questione avrà molti risvolti. Se 1XBET inizierà a pubblicizzare i suoi servizi attraverso la Lega Calcio ci saranno degli sviluppi interessanti anche per gli operatori Italiani con licenza AAMS. <strong>Infatti se un sito senza autorizzazione può fare pubblicità su servizi italiani, anche se </strong><strong>non erogati in Italia sicuramente lo possono fare, e con maggiore diritto, gli operatori con regolare </strong><strong>concessione.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/lega-calcio-e-1xbet-in-barba-al-decreto-dignita/">Lega Calcio e 1XBET in barba al decreto dignità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
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		<title>La Svizzera approva il regolamento sui Casino Online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gastardo dell'AmmazzaCasino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 10:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[casino online]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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<p>Con i risultati del referendum dello scorso 11 giugno, il popolo svizzero ha aggiunto la Svizzera all’elenco delle nazioni in cui il gioco online è <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/la-svizzera-arriva-alla-regolamentazione-dei-casino-online/" title="La Svizzera approva il regolamento sui Casino Online">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="440" src="https://www.ammazzacasino.com/wp-content/uploads/2018/06/swiss_casino.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Protezionismo e regolamentazione" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Con i risultati del referendum dello scorso 11 giugno, il popolo svizzero ha <strong>aggiunto la Svizzera all’elenco delle nazioni in cui il gioco online è regolamentato</strong> in modo dettagliato, seguendo quindi il trend ormai consolidato tra i paesi europei.<br />
Ovviamente anche nel caso dei nostri vicini del nord le ragioni sono <strong>principalmente di ordine fiscale</strong>, come è stato chiaramente detto tra le motivazioni addotte dai sostenitori della legge.<br />
Secondo la nuova normativa, sarà quindi possibile richiedere una licenza, ma questo potrà essere fatto soltanto per gli operatori che siano già in possesso di una delle licenze per casinò terrestri &#8211; in soldoni sarà possibile essere operatori di casinò online <strong>soltanto se già si gestisce un casinò fisico</strong>. Questo è stato fatto per aumentare il livello di garanzia nei confronti dei giocatori, obbligando di fatto i casinò online ad operare dal territorio elvetico, evitando quindi casi come quelli che sono successi a volte nelle giurisdizioni più “leggere”. L’altra ragione è che in questo modo sarà molto più facile l’enforcement della regolamentazione e della riscossione delle tasse (esose), visto che difficilmente chi ha un casinò fisico riesce a “scappare con la cassa”.<br />
Dal punto di vista dei prodotti, saranno permessi<strong> tutti i giochi che normalmente vengono offerti nei casinò fisici, quindi parliamo di giochi da tavolo e giochi di carte, oltre ovviamente alle slot machines, anche con jackpot</strong>. Saranno invece <strong>escluse le scommesse sportive</strong> che rimangono appannaggio esclusivo delle due lotterie nazionali (va bene liberalizzare, ma senza esagerare…)</p>
<h2>Ma sono davvero solo rose?</h2>
<p>Ovviamente, però, questa è soltanto metà della storia.<br />
Infatti, quello che è sempre stato sostenuto dai detrattori della nuova regolamentazione, e che invece le autorità svizzere ben si guardavano dal dire, è che di fatto questa regolamentazione potrebbe rischiare di <strong>penalizzare più che favorire il giocatore svizzero</strong>. Infatti il risultato sarà quello di un <strong>mercato fortemente limitato</strong>, con una concorrenza davvero poco pronunciata, che porterà a un livello di competizione e di investimenti anche in bonus e in marketing decisamente meno generosi dei modelli “a libero mercato”.<br />
Infatti esistono solo 21 casinò fisici, e quindi ci potrebbe essere un massimo teorico di 21 siti su cui giocare, ma di fatto saranno molti di meno, visto che diversi casinò fanno capo allo stesso gruppo. Ad esempio il gruppo Swiss Casinos gestisce 4 diverse case da gioco, mentre il gruppo francese Barriére ne gestisce tre e il gruppo Partouche ne gestisce due; è verosimile che ai nastri di partenza l’anno venturo <strong>non si vedranno più di 10/12 siti di gioco</strong>.<br />
E’ chiaro quindi che la scelta sarà limitata in termini di offerta e di prodotto, oltre che, ovviamente in termini di liquidità quando si tratterà<strong> di giochi in cui la quantità di giocatori costituisce una ricchezza.</strong> Basta pensare infatti alla <strong>quantità di tavoli da poker</strong> a cui può accedere un giocatore che giochi anche soltanto in Italia, dove ci sono comunque sempre migliaia di giocatori online, rispetto a quello che potrà trovare chi possa giocare soltanto con altri giocatori svizzeri che per forza di cose saranno limitati.<br />
<strong>Speriamo che almeno da questo punto di vista il regolatore svizzero sia più lungimirante e permetta l’adesione alla liquidità europea che si sta consolidando sempre di più, sempre con la notevole eccezione dell’Italia.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ammazzacasino.com/attualita/la-svizzera-arriva-alla-regolamentazione-dei-casino-online/">La Svizzera approva il regolamento sui Casino Online</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ammazzacasino.com">AmmazzaCasino | Guide ai Casino Online</a>.</p>
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