Gioco e Neuropsicologia

Esistono Giocatori Buoni e Giocatori Cattivi

Siamo esseri di volontà, il che significa che alla base delle nostre scelte, decisioni, e qualsiasi altra attività, opera la nostra piena autonomia personale, volta alla realizzazione di determinati fini. Tuttavia la nostra volontà agisce in un fitto reticolo di circostanze, alcune delle quali non prevedibili in nessun modo, e questo complica, a dismisura, la nostra esperienza. Oggi la Redazione di Ammazzacasino vuole analizzare alcuni meccanismi del nostro cervello, apparentemente autonomi, ma sostanzialmente indotti. Entriamo quindi nel campo, articolato e discusso, delle dipendenze.

Come si diventa dipendenti dal gioco d’azzardo

Partiamo da lontano, anzi da molto lontano. Non siamo una tabula rasa, non lo siamo mai e in nessun caso. Nasciamo con un patrimonio genetico e siamo immersi sin dal primo respiro in uno spazio con una storia e con una certa complessità. Tutti questi fattori fanno del nostro ambiente un luogo più o meno ospitale al radicamento di una dipendenza. Significa che certi ambienti favoriscono più di altri il sorgere di dipendenze patologiche. Secondo il Ministero della Salute i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo sono 12.376. Altri Istituti confermano dati ben diversi, e più alti, dimostrando una certa discordanza e difficoltà nel reperimento degli stessi. Il dato però si conferma un allarme per la popolazione in generale e la domanda sorge spontanea: perché?

Tutta colpa dei Neurotrasmettitori

In chimica un neurotrasmettitore  è una sostanza che veicola le informazioni fra i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica. Tra questi, il più rilevante ai fini della nostra analisi, è la Dopamina.  Il suo ruolo è considerato fondamentale per la modulazione della gratificazione legata al gioco e ad altre forme di dipendenza. Si presume che il comportamento umano di ricerca della ricompensa nel gioco d’azzardo, specialmente nel gioco d’azzardo patologico, sia modulato dalla dopamina del cervello. Il fatto è che essa viene rilasciata durante il gioco d’azzardo a prescindere dal risultato del gioco, a prescindere che esso sia stato ad alta ricompensa, o a bassa ricompensa. In parole semplici: che ci sia stata una vincita o una perdita, non importa, la Dopamina, il piacere, si attiverà.

La quasi Vincita

La quasi vincita si verifica quando dopo il giro dei rulli nella Slot compaiono tutti i simboli uguali, tranne uno. Oppure quando alla Roulette abbiamo puntato sul 13, e la pallina si è fermata sul 36, il numero accanto. Questo evento che per definizione è una perdita viene interpretato dal giocatore come una quasi vincita. Come un automatismo il nostro cervello è subito pronto ad elaborare un tipo di risposta cognitiva: ho quasi vinto. Questa elaborazione iperbolica della realtà avrà come risultato un effetto gratificante e di conseguenza una certa motivazione a insistere nell’azione. Ci percepiamo vicini alla meta, a un passo dal successo, questo è già tanto, e vale la pena riprovare. Una euforia, una sensazione di caldo benessere ci pervade, ma quanto siamo lontani dalla realtà? Nel gioco una quasi vincita è una perdita.

Non tutti i giocatori sono uguali

Il disturbo da gioco è una malattia, una dipendenza che per mezzo dei meccanismi sopra descritti incide sulla qualità della vita di un individuo generando problematicità ad alto rischio. Occorre però fare un distinguo, non tutti i giocatori soffrono di questo disturbo, ma solo una piccola parte e per dei motivi razionali. Gli errori cognitivi come la quasi vincita sono presenti in una certa misura in quasi tutte le persone, ma in alcuni individui avrebbero una risonanza emotiva più elevata. Alcuni studi hanno provato che l’insula, una regione cerebrale, potrebbe essere iperattiva nei giocatori problematici, rendendoli più sensibili a queste distorsioni cognitive con ricadute anche sull’attivazione della dopamina. Esistono dunque giocatori buoni e giocatori cattivi? La risposta è sì.

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