Satori

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    Baro Supremo

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    Male
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    milano
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    Dum loquimur fugerit invida
    aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

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  1. Emgus, che mi onoro di conoscere personalmente e di avere come amico, fra i molti attributi positivi, ha quello di una creatività poliedrica, per certi versi diabolica; infatti, è una delle persone più creative e non convenzionali da me mai incontrate. Se costui è un pollo, vuol solo dire che che di recente il pollame ha di gran pezza superato gli umani (di cui tratto, adeguatamente, in altro topic), che possono solo mettersi in fila, ad occhi bassi e lingua penzoloni. Detto e sottoscritto.
  2. Satori

    Io Sono Una Bestia

    Un'ora e 22 minuti impareggiabili! Tra tragedia e farsa. A chi mi chiede cos'è il demonio, rispondo che si è incarnato in questa cultura.
  3. Satori

    il più bello degli uomini

    Bene: 1°, delle femmine terrestri, nei decenni, io non ho capito niente, 2°, è falso che per compiacerle bisogna commentare le loro affermazioni con "ah ah"; 3", non tutte, anzi poche, hanno un buon odore. Molte, come giustamente rileva il Capitano Fausto Consolo (di Giovanni Arpino), sanno di sedano leggermente andato a male. Talune ... ecco ... taccio. Fortuna che una minoranza sa di muschio, così ne ho usmate pochissime. 4°, il loro "punto d'accesso" è difeso meglio di Fort Knox, soprattutto in quelle la cui distribuzione delle masse è proprio come dovrebbe essere una distribuzione delle masse. Per superare tale punto (d'accesso), nei soggetti muschiati e con ottimizzarta distribuzione delle masse, ci sono solo due possibilità: a, consegnarsi ostaggi della cieca fortuna; b, disporre di considerevoli quantità di carbonio in forma allotropica e struttura tetraedica con reticolo cristallino di atomi; ossia, volgarmente, diamanti. Visto il punto 4, mi permetto di proporre di meditare la seguente, mitica, massima di Lord Chesterfield: la posizione ridicola, il piacere passeggero, la spesa esorbitante. Così mi pare.
  4. Satori

    Domanda in tema legge del terzo

    Il che si apparenta all'Aoristo cappatico, che è una forma particolare dell'Aoristo fortissimo (in greco antico). Tutto chiaro.
  5. Satori

    il più bello degli uomini

    Una ragione di più per attendere, mica ho detto pretendere.
  6. Satori

    il più bello degli uomini

    Uhm... In effetti, il nick "rossala" non rimanda necessariamente a una femmina, anche perché il/la forumista non ha specificato il sesso. Detto questo, credo di farmi interprete della curiosità di tutti, chiedendo a tonino su che basi afferma che tale Fabio Barzagli sia "rossala". Noi si attende.
  7. Satori

    il più bello degli uomini

    Vero e curioso. Quando frequentavo i casino di pietra e sassi, di norma le donne erano più numeriose dgli uomini. Qui, al contrario, il femminile scarseggia. Questo è tanto vero quanto ricorrente. Ci sono alcuni testi che, da giovane, ho letto anche sei o sette volte di seguito, e che poi, nel corso degli anni, ho ripreso numerose volte. Ebbene, sembra stupefacente come, ad ogni tornata, ci trovi nuovi e più profondi significati, che intregrano e ampliano la comprensione. Per tornare al tema della bellezza, e in generale della percezione e della cognizione, un esperimento alla portata di tutti (coloro per cui la conoscenza è importante) è il digiuno. Senza dubbio è il metodo più sicuro e a buon mercato per ampliare e purificare "le porte della percezione", a proposito delle quali (ne "Il matrimonio del Cielo e dellì'Inferno") Willam Blake scrisse: "Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinito". Dopo, mediamente, cinque giorni di digiuno totale (solo acqua, niente cibi solidi o liquidi), comincia a cambiare dapprima la percezione, e poi lo stato di coscienza.Via via che il digiuno prosegue, ci si rende conto, tra molte altre cose, come il mondo sia una costruzione-finzione. Ma qui mi fermo, siamo un po' oltre ot, anche per sezione OT.
  8. Satori

    il più bello degli uomini

    Sono contento di avere un interlocutore attento e sagace; di regola, purtroppo, questo discorso si arena sul nascere. Verissimo, non ricordo questa frase in alcun testo; tuttavia, malgrado ciò che alcuni ne dicano (ma qui non mi inoltro, per divagare oltre il lecito) essa è perfettamente platonica e il linea con la Sophia Perennis che, sotto vesti e con accenti diversi, si sviluppa lunga tutta la riflessione umana. In ogni caso, essa trova un completamento in un filosofo come Tommaso, che non fu platonico, col celebre "ens (Esse) et bonum et verum et pulchrum convertuntur" (l’essere, il vero, il bene e il bello convergono). Il medesimo concetto si può rinvenire presso tutte le Dottrine Spirituali della Terra, pressoché identico. Esatto, ciò che può essere colto dalle facoltà umane, è il riflesso, nella relatività delle forme - per esprimermi in termioni platonici - dell'assolutezza delle Idee. Fermo che, cosa che i moderrni hanno dimenticato del tutto, il ricettacolo, la forma, sia adeguata. Sempre platonicamente, questo è stato esemplicato e sintetizzato nel Mito della Caverna. Pertanto, quei rarissimi privilegiati cui è stato dato cogliere la "bellezza in sè", non hanno potuto far altro che affermare che essa non può essere espressa in parole, che, giova ricordarlo, sono simboli finiti di cose relative e finite. Tuttavia, nel nostro piccolissimo, possiamo avere una qualche nozione di questo; non credo che ci sarà mai nessuno capace di "spiegare" davvero la bellezza della Messa di Mozart, o del Magnificat di Bach. Eppure, mentre ascoltiamo, non chiediamo a noi stessi alcuna spiegazione, l'evidenza della bellezza ci sommerge. Necessariamente, il linguaggio, come appena detto su, non può cogliere l’Assoluto; Esso può essere colto, in modo diretto e non mediato, soltanto dall’Intelletto; ma questa possibilità richiede la purificazione di ciò che Aldous Huxley (e per la verità William Blake prima di lui) chiamò “le porte della percezione”, ossia un’ascesi e un denudamento radicale. Per poter vedere il fondo di uno stagno, come ammonisce un vecchio detto, l’acqua deve essere completamente limpida. Come ho scritto numerose volte, dell’Assoluto e dell’Infinito si può adeguatamente parlare soltanto col modo apofatico, o negativo; in quanto la negazione di una negazione (un ente finito, tale si definisce come negazione di tutto ciò che esso non è) è un’affermazione. Il fruitore della bellezza, poi – posto che sia veramente tale, ossia che sia capace di far prevalere l’oggettività sulla soggettività – può contemplare la bellezza, rigorosamente, nella misura del suo denudamento soggettivo. Non per nulla, una delle massime può profonde mai concepite questo dice: “Per vedere Dio, occorre essere completamente morti”. Qui, naturalmente, non ci si riferisce alla morte biologica, ma all’estinzione della soggettività, che per l'ego equivale alla morte. Spero di essere stato comprensibile.
  9. Satori

    il più bello degli uomini

    Mi spiace, Dstrange, quella che fai è la più classica e antica delle confusioni; scrivo “classica e antica” perché risale ai primordi della riflessione filosofica. Questo errore nasce dalla mancata comprensione della differenza tra il gusto, che è legato alla sfera della soggettività, dell’arbitrio individuale, del sentimento (che è la disposizione d’animo più anarchica, incontrollabile, effimera che esiste); e la bellezza, che è del tutto svincolata dall’erraticità del soggettivismo, dalla volubilità del sentimento, dal capriccio individuale, dalle mode. Il coronamento dell’idea di bellezza, e quindi la sua comprensione certa e indubitabile, la si ha nella memorabile sentenza platonica: la bellezza è lo splendore del vero. La bellezza, pertanto ben lungi dall’essere definita, a valle, dalla soggettività (falsa credenza che, come mostrerò, crea dei cortocircuiti logici), scende, a monte, dall’oggettività e dell’infallibilità dell’Intelletto, ed è per analogia affine alla matematica. In tal senso, la bellezza è un a priori della conoscenza, qualcosa che ci si ritrova (anche se si può essere così ciechi da non saper riconoscere) sullo stesso piano di cogenza delle verità della matematica e della logica. Con “la bellezza è lo splendore del vero” si compone la scissione – sofista nell’antichità, e relativista nella modernità – tra l’estetica e la metafisica; tanto che, sintetizzando al massimo, la bellezza consiste nella forma che la Verità riveste (quindi limitandosi), per manifestarsi nella sfera del sensibile, della percezione, per certi versi (cui rimando nei testi citati in basso) in quella della razionalità. Se fosse vero che è bello ciò che piace, allora lo stesso concetto di bellezza diverrebbe impossibile da definire, per non dire connotare. Se per Caio è bella la stessa cosa che per Tizio è brutta, e se per Sempronio questa medesima cosa non è né bella né brutta, come si fa a darne una descrizione lessicale tale che possa essere condivisa? Inoltre, a chi non è capitato di trovare bello ciò che anni prima trovava brutto o indifferente, e viceversa? L’oggetto rimane lo stesso, è lapalissiano che è stato il soggetto a cambiare, il che rende evidente che è di gusto soggettivo che stiamo parlando, non di una proprietà intrinseca all’oggetto. E’ del tutto legittimo, trattandosi della sfera della soggettività, affermare che “ogni scarrafone è bello a mamma soja”, non c’è nulla di strano o di illogico in questo, anzi sarebbe strano e illogico il contrario. Ma tutto, sta nel capire il significato di quell’”a” (mamma soja), che sta per la preposizione “per”, che già grammaticalmente vuol dire “in relazione a”; marca, cioè, un processo relativistico, quello del gusto soggettivo, appunto. Se ne conclude che gusto soggettivo e bellezza oggettiva non sono commensurabili, né possono essere confusi; il primo è relativo a un contesto empirico; la seconda discende dall’oggettività dell’Intelletto. P.s. Per chi volesse approfondire, rimando a tre saggi magistrali; il primo riguarda la musica, ed è stato scritto dal più grande musicologo e filosofo della musica di ogni tempo, Marius Schneider. Titolo: Il significato della musica, riedito da Adelphi. Il secondo titola “La tenebra divina. Saggi di simbolica e arte” (Adelphi); il terzo, “La trasfigurazione e della natura nell’arte” (Ed. Abscondita). L’autore è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi esperti in materia (a mio giudizio proprio il massimo), l’anglo-indiano Ananda K. Coomaraswamy. Letti e assimilati questi testi, si capirà come, senza residui dubbi, ciò che piace e ciò che è bello sono cose del tutto diverse, anche se talvolta – in un soggetto o in una comunità – possono coincidere (quelle rare volte che soggettivo e oggettivo coincidono).
  10. Satori

    il più bello degli uomini

    Da uomo maschio collaudato e rifinito (cosa che mi dovrebbe garantire l'obiettività), c'è uno solo di questi signori del video del tutto e assolutamente fuori-classe, oltre ogni possibile paragone, incommensurabile. Ebbe, da giovane, una bellezza quasi ultraterrena, così perfetta da essere insuperabile; giacché, alla perfezione nulla si può aggiungere né togliere. Costui è certamente Alain Delon! Sono presenti, poi, dei grandissimi pezzi d'uomo; Newman, Brando, McQueen. Tra i nuovi presenti in video, salvo Gosling, il solo che regge (molto a stento) il confronto coi grandi del passato, tra i quali mancano, nel video, i grandiosi Cary Grant, Gregory Peck, Peter O'Toole (e ne taccio altri). I nuovi "belli" (Di Caprio, Pitt, Depp, ecc...) messi accanto a un Cary Grant sembrano delle creature. Come dire, in fede...
  11. Satori

    Io Sono Una Bestia

    Questo video è stratosferico!!! Diffondete, fatelo vedere anche ai vostri nipoti, non fa niente se sono in fasce.
  12. Satori

    Roulette vincente @ hotmail .com

    @Rafelnikov, il mio rammarico per il tuo attuale stato, per quanto sincero, non vale certo come lenimento. Se così fosse, la sincerità avrebbe da sola risolto la questione della sofferenza; di cui ho la certezza che non potremo mai liberarci, in questa vita. In ogni caso, confermo la mia pietas. Questo che scrivi sposta la questione sul piano filosofico, e mi pare si apparenti con la celeberrima massima laplaciana "...il caso è la somma delle nostre ignoranze...". Laplace fu notoriamente un determinista, termine il cui significato è molto meno ovvio di quanto potrebbe apparire. Al di là delle etichette, questo porta a interrogarsi sul concetto di causalità, e a marcare, in primo luogo, la differenza tra meccanicismo e determinismo; tutti argomenti che, però, vanno troppo oltre il tema attuale (anche se questo tema da essi deriva, e in essi potrebbe trovare soluzione). @Hesperis (creatura della sera), grazie, prima di tutto, delle tue considerazioni. Non gioco, né ai casinò di pietra e sassi, né alle virtuali; fare benificenza ai ricchi suscita l'ìlare dispezzo degli dei; farla ai poveri, magari, monda da qualche peccato. Tra le due, preferisco la seconda.
  13. Satori

    Roulette vincente @ hotmail .com

    Perdonami, o non ho capito, o l'ultima frase del primo periodo contraddice il periodo di chiusura
  14. Satori

    Roulette vincente @ hotmail .com

    Sul fatto che e se esistano due tipi diversi di casualità – una da dispositivo fisico e una da generatore elettronico – ho preso da tempo una posizione tanto netta quanto argomentata. Tuttavia, in favore di contro argomenti, e quindi non di aneddotica o dati puramente empirici (e comunque statisticamente limitati), sono sempre disposto a cambiare idea. La casualità è uno di quei processi che si definiscono, in ultima analisi, in modo negativo. Ossia, fondamentalmente, per ciò che ad essi manca, per ciò che non sono. Ora, processo di generazione casuale manca del tutto di informazione, non è deterministico, e i suoi elementi non sono collegati causalmente. Se così, mi chiedo, e ho già chiesto: se è certamente vero che si possono marcare caratteri distintivi tra cose che sono, come si può fare distinzione tra cose che non sono? Nel nostro caso, se fosse davvero possibile dimostrare una differenza di comportamento tra permanenze generate elettronicamente e da roulette fisica, i casi possibili sarebbero soltanto due: a, una delle due generazioni non è random; b, nessuna delle due lo è. Rimarcare che, empiricamente, si è riscontrata una differenza, non avrebbe alcun pregio argomentativo.