Satori

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About Satori

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    Baro Supremo

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    Male
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    milano
  • Interests
    Dum loquimur fugerit invida
    aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
  1. Ma figurati, Gastardo, se c'è la minima ragione per chiedermi di "perdonarti", o, da mia parte, di pretendere qualcosa. E poi, mi rendo ben conto che nessuno è nato "imparato" in bitconismo, che la carne al fuoco è molta, e che anche il fumo è tanto. E scrivo tutto ciò senza il minimo retro pensiero. Su Blondet ho detto il necessario; trattasi di persona sui generis, ma perlomeno difficile da mettere sul libro paga. E dico questo con una certa cognizione, conoscendo (per ragioni che qui hanno poco peso) dettagli della sua storia professionale, dal tempo in cui scriveva su quotidiani nazionali e di prestigio. La faccenda dell'auto-attentato 11/9 è diversa dalla scie chimiche; la prima ha molte ragioni per suscitare fortissime perplessità; la seconda appare un puro delirio. E così via. Cogli un punto importante, nel sottolineare come sia quasi fatale il passaggio dal controcorrente, alla corrente ordinaria; o se non fatale, almeno molto seduttivo. A me non pare che questo sia il caso di Blondet, anche se l'uomo sembra non essere infastidito dalla luce dell'aureola di aspirante martire. Ma qui si sta già scivolando sul personale, e infatti mi fermo. In ogni caso, ci sono blog che sono già stati chiusi - permettimi di non fare nomi - perché trattavano temi che i padroni del pulpito e del microfono ritengono doversi cancellare. Questo è intollerabile, la fine comincia sempre così. Questo dovresti saperlo. P.s. I cervelli spenti, per me, sono uno dei grandi e irrisolti enigmi dell'esistenza. Come l'origine dell'universo, l'origine della vita biologica dalla materia inerte, la ragione per cui c'è qualcosa anzichè nulla. Forse, agli ultimi tre troverò risposta; per il primo sono rassegnato.
  2. Grazie per la consuleanza, J-J. Ero entrato per postare questo: http://digiconomist.net/bitcoin-energy-consumption ma aggiungo che, alla fine, nel bitcoin non c'è nulla di nuovo. Prima della costruzione di autostrade per l'accesso alla gnocca, sulla Terra si sono avvicendate generazioni di minatori, pertinaci, devoti, gran lavoratori.
  3. Vedo che il mio papiro, nel quale argomentavo e spiegavo le ragioni critiche, e le fondatissime perplessità nei confronti di questo strumento finanziario (tale è, non avendo le caratteristiche per essere o diventare una moneta), è stato ignorato. I commenti non sono obbligatori, è ovvio, anche se fanno parte dell’uso; soprattutto, quando si intrattiene una discussione. A dire il vero, il buon Bmare ha detto la sua su un solo singolo punto (tra i molti da me esposti). In sintesi, ha scritto non è cosa rassicurante ignorare il soggetto (soggetti) che sta dietro all’operazione, e che si presume che si tratti di roba orientale. In effetti, su questo ci sarebbe da scrivere, ma mi asterrò, visto lo scarso interesse. E sul fatto che tutti i bitcoin “esistenti” (ammesso che realmente esistano, in uno qualsiasi dei significati di “esistere”) possano sparire da un istante all’altro, o moltiplicarsi, o sparire e riapparire? Questo non è rilevante? Che garanzia hanno i bitconiani che Nakamoto non abbia legato l’esistenza della sua creatura a un timer, come i replicanti di Blade Runner? Quisquilie, vero!? E sul fatto che l’unico soggetto (soggetti) che di sicuro ha ricavato profitti incalcolabili da tutta l’operazione è Nakamoto, e, in misura sempre minore, i Nakamotini delle prime ore e susseguenti? E il fatto che se qualcuno guadagna tanto, altri (che nella maggioranza non hanno chiesto di partecipare al gioco), necessariamente perdono tanto, fa parte della “dura lotta della vita”? Uhm … e infatti il principe Salina vide bene chi sarebbe venuto dopo i gattopardi. Per mio conto, ad un livello ben più su della questione tecnico finanziaria, questo delle criptovalute è il più grandioso e riuscito esperimento di psicoingegneria collettiva della Storia. Un tizio (tizi), facendo leva su una delle più primordiali passioni umane, l’avidità, è riuscito a far fare a milioni di persone, ai quattro angoli della Terra, quello che egli (loro) aveva deciso a tavolino. Prendere dei ragionieri, degli ortolani, dei palombari, delle casalinghe, ecc…, e trasformali in minatori. Alla straordinaria, e sinistra intelligenza di Nakamoto va la mia ammirazione. Minatevela (chiedere a J-J per la traduzione) pure, ragazzi. Finisco con Blondet: vive di pubblicità, Gastardo, come chiunque abbia un blog, un Forum o altro. E quindi? In primo luogo, ciò lo libera dal guinzaglio che porta appeso al collo (quando non alle palle) ogni giornalista col colletto inamidato; in secondo luogo, la sua pagnotta, o la sua Bugatti, dipendono dalla quantità di accessi dell’utenza. E non credo che Blondet punti una pistola alla tempia di alcuno, per farlo entrare nel suo blog. La fama, poi? Fama Blondet?? Ma per favore! Dai distributori di patenti di fama è considerato un lebbroso; un paria da tollerare fino al momento magico dell’omologazione totale. Ha un piccolo codazzo di ammiratori che pendono dalla penna del maestro; ma sono fatti loro, credo. Tuttavia, il suo blog è frequentato anche da due o tre utenti di grande intelligenza e preparazione (e io sono molto avaro nel dare voti); che zittirebbero in pochi secondi la maggior parte del giornalistoni di regime, in un confronto alla pari. A questo serve un blog. Blondet (sempre) controcorrente. Sia ringraziato il cielo che qualcuno (di qualunque parte e orientamento, e sottolineo qualunque) non si piega al pensiero unico massificato. Se il peccato consiste nell’andare contro la corrente del mainstream (al di fuori della quale sei solo un malato da curare, o un delinquente rinchiudere), allora, capovolgendo tutto, i peccatori saranno salvati, e le anime pie dannate. Blondet non controlla le fonti. E’ vero in parte. Scrive quasi un articolo al giorno, di solito molto lungo. Assicuro che solo la stesura di un articolo (esclusa la ricerca) porta via almeno sei ore. Troppo un articolo al giorno. Pertanto, gli capita di non controllare le fonti, ed è un errore, senza dubbio. Tuttavia, al contrario, la maggior parte dei giornalisti col colletto inamidato fanno molto peggio di lui. La struttura di un giornale offre la possibilità del controllo delle fonti, e, o non lo fanno (ed è il migliore dei casi); oppure lo fanno, e, o le ignorano, oppure, candidamente, mentono. Vedi la recente questione in Ucraina, la Siria, lo Yemen, il dilagare della pedofilia agli altissimi livelli del Partito Democratico americano (la vicenda Clinton/Podestà); ecc…. Il mainstream non ne parla (dell’ultimo caso), negli altri mente. Blondet, a volte, non controlla le fonti, ma ne parla e non mente a pagamemto. Non è certo questo il terreno su cui si possono muovere critiche a Blondet; che, come ho premesso in altro post, criticabile lo è, sotto molti e importanti punti di vista.
  4. Definiamo l’oggetto del nostro argomento: “Il Bitcoin è una moneta digitale completamente distribuita e generata da una rete decentralizzata «peer to peer». Questo significa che non esiste alcuna banca o autorità centrale che stampa moneta e influenza il valore di un Bitcoin che è invece affidato solo alle leggi della domanda e dell’offerta. Il progetto risale al 2009. Lo status di moneta deriva dal fatto che più soggetti accettano di usarla come tale. Bitcoin non fa uso di un ente centrale: usa un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei Bitcoin. La rete Bitcoin consente possesso e trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a usare i propri Bitcoin possono essere salvati su pc sotto forma di portafoglio digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. I Bitcoin possono essere trasferiti con internet verso chiunque disponga di un “indirizzo Bitcoin”.” Questa è la definizione ufficiale di Bitcoin. Da qui, alcune considerazioni. 1°, la proprietà all’atto dell’emissione. Nell’epoca moderna, limitiamoci al mondo occidentale la proprietà della moneta, all’atto dell’emissione, ha avuto due soggetti: A, la Banca Centrale, di completa proprietà del Ministero del Tesoro, e, quindi, indirettamente del Governo, e, quindi, indirettamente del popolo sovrano. B, la/le Banca/che Centrale/i, di proprietà di privati (come è il caso della FED e della BCE), che emettono moneta di loro proprietà e la prestano con interessi, contro Titoli di Stato (garantiti dal lavoro e dai redditi prodotti dai cittadini, quindi da beni reali) agli Stati. Ovviamente, non occorre essere dei geni per capire che il secondo caso, la moneta debito, non può non creare – fra altre disgrazie – una dipendenza totale verso il sistema bancario, e un debito inestinguibile, gravato da interessi sempre crescenti. C, potrebbe esistere – se solo vivessimo da uomini liberi, in una Nazione libera – una terza possibilità: una moneta di proprietà del portatore, secondo la formulazione di Giacinto Auriti, che, fra le altre virtuosità, la renderebbe inattaccabile dalla speculazione finanziaria. Chi lo desidera può informarsi in rete. Bene, premesso questo, una domanda: di chi è la proprietà dei bitcoin all’atto dell’emissione? Ho scritto emissione e non estrazione (mining), non a caso. Per estrarre qualcosa, occorre che questa sia preesistente all’estrazione; e quindi, a chi appartiene questo “oggetto” prima di venire estratto? Ho passato almeno una dozzina di ore in rete per documentarmi sulla nostra questione; ho trovato risposta ad alcune domande (ne discuteremo), ma, a quanto pare, nessuno, da nessuna parte, si è posta questa domanda capitale. Spero si comprenda l’importanza di questo punto. Per dire, l’oro di una miniera appartiene al proprietario della stessa, e poi viene immesso nel circuito commerciale e/o finanziario, nel quale ha già un valore. Ma il bitcoin? Secondo la definizione, cosa alla quale dobbiamo stare sempre ancorati, lo “status di moneta deriva dal fatto che più soggetti accettano di usarla come tale”. Ma pensa! Sarebbe come dire che lo status di uovo deriva dal fatto di essere emesso dal deretano di una gallina. E’ una definizione vera quanto vuota; la forma è vera, la sostanza è vuota. Una gallina non può fare uova se non gli sono fornite delle proteine, in un ambiente adatto. Un uovo non viene estratto dal nulla. Una moneta non acquista lo status che la definisce solo perché più soggetti decidono di usarla come tale, ma per due caratteristiche precise: 1°, la certezza della proprietà: che sia di uno Stato, di Banche, o di privati cittadini. Si badi bene che la moneta è un titolo di credito, che giuridicamente deve avere un proprietario. Cito Auriti: “La moneta è una fattispecie giuridica. Due sono state infatti le definizioni date della moneta: valore creditizio e valore convenzionale. Poiché convenzione e credito sono fattispecie giuridiche, non vi è dubbio che la moneta costituisca oggetto della scienza del diritto”. Cosa curiosa, allego anche un link M5S http://www.movimento5stelle.it/listeciviche/forum/2013/06/la-rilevanza-giuridica-della-moneta-g-auriti.html 2°, è espressione, rappresenta, si riferisce a, un preciso, non generico, contesto economico all’interno del quale chi ha deciso di adottare quella moneta la utilizzerà. Altri potranno usarla, qualora valuteranno positivamente quell’economia. Oppure, saranno costretti a usarla, con la forza della armi, come è – o è stato fin dalla fondazione della FED, con la recente eccezione degli accordi Russia Cina – il caso del dollaro. Per capirci, è l’economia, oppure la forza delle armi, di cui quella moneta è espressione, che dà valore alla moneta, non viceversa. Se non è così, allora quella di cui si parla non è una moneta, ma uno strumento di speculazione finanziaria. Ora, qual è il preciso contesto economico di cui è espressione il bitcoin? Su quale esercito può contare, per imporsi come strumento di pagamento forzoso (vedi la seconda guerra del Golfo, vedi l’assassinio di Gheddafi. Vedi la vera ragione dello scoppio della seconda guerra mondiale; ossia l’abbandono del dollaro da parte della Germania, nelle transazioni internazionali)? Prevedo, purtroppo, la risposta: “Queste cose sono superate, perché la moneta sarà creata coi bit elettronici”. Se la risposta sarà questa, vorrà dire che non si è letto con attenzione quanto precede, oppure che non lo si è voluto capire. Poiché, delle due una (qui tralascio la questione basilare della proprietà del bitcoin, su cui tornerò appresso): o si convertono i bitcoin in moneta convenzionale; oppure si cercherà di spenderli come sono. Nel primo caso, le monete nazionali, o facenti capo a federazioni, imporranno tutta la loro forza (economica e militare) per infliggere tassi altissimi (quando non leggi, come in Russia, per renderne illegale possesso, acquisizione e contrattazione). Nel secondo, si andrà incontro a due problemi: a, si potranno comprare e vendere solo beni di secondaria importanza; giacché, lo scambio di quelli primari sarà sempre monopolio del più forte. E quindi, questa moneta non avrà mai un peso politico. b, una volta spesi (i bitcoin) non potranno essere rimpiazzati, perché la loro quantità massima circolante è stata decisa dal Sig. Nakamoto, ed è una quantità limitata (caratterista curiosa per una moneta). Questo, sinteticamente. Adesso affronto il punto fondamentale della proprietà, della forma e della garanzia giuridica. I detentori di bitcoin si illudono che questi siano di loro proprietà, pensando, credo, che il mero atto dell’estrazione li abbia reso proprietari (qui tralascio, nuovamente, la questione dell’emissione). È un’illusione, oppure un atto di pura fede. La moneta materiale non può essere fatta sparire sotto il naso, non può svanire nel sottile etere. E neppure quella elettronica, dato che l’attestazione di proprietà sta, materialmente, nei server della banca, oltre che nella contabilità personale di ognuno. Se un giorno dovessi trovare il tuo conto a zero, potrai denunciare la cosa, e, se hai ragione, i tuoi soldi ti verranno sicuramente riaccreditati; e infatti, le banche non te li rubano in questo modo rozzo, ma col signoraggio secondario, del quale non è questa la sede per parlare. Bene, qualcuno tra i bitconiani conosce il contenuto degli algoritmi di criptazione ideati da Nakamoto? E’ davvero sicuro che una bella mattina non ne sia sparita la metà della massa minata, o tutta quanta, o, al contrario, che non si sia raddoppiata, o centuplicata? Bella domanda, vero? Qui appresso, allego tre link; li trovo interessanti, soprattutto il secondo e il terzo. Quanto a Blondet, di cui, purtroppo, deve prendere le parti, ci tornerò presto (dico “purtroppo”, perché, quando mi capita di parlarle, sono sempre molto critico; ma non certo per le ragioni addotte da Gastardo, col quale, credo sia la prima volta, sono in disaccordo). Per intanto, abbiamo appurato che il nostro non è un manipolare. Su una cosa, tuttavia, devo dare subito ragione a Gastardo: a stretto rigor di termini (il solo che alla fine conta), la questione bitcoin non può essere semplicemente assimilata a uno Schema Ponzi. La struttura dei due processi non è affatto sovrapponibile; ma la sostanza è parecchio simile. Ma credo ne riparleremo. (Seguono i link) “Si tratta di "una delle prime implementazioni di un concetto definito come criptovaluta": "una valuta paritaria, decentralizzata digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé". Quello che rende differente il bitcoin dalle monete legali, quelle che tutti conosciamo, sta nell'emissione: questa moneta non viene emessa dalle banche centrali o dallo stato, ma è creata via mining. Ma a noi in questo momento non interessa l'emissione, quanto l'essenza stessa della moneta: il bitcoin è considerato, come tutte le altre monete, un titolo che può essere accumulato e il cui valore può fluttuare nel tempo, soggetto alle dinamiche dei mercati finanziari. Sì, avete intuito bene, il bitcoin è uno strumento speculativo (cosa che la moneta comune intesa come unità di misura del valore e mezzo di pagamento non dovrebbe essere). Lo schema Ponzi è invece "è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi "investitori", a loro volta vittime della truffa": "lo schema di Ponzi permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote". Capite bene quale sia allora il legame tra bitcoin come strumento speculativo e schema Ponzi come modalità di scarico della patata (o del tulipano) bollente: il parco buoi si precipita ad "investire" sul bitcoin finché il suo valore (non si sa per quale motivo reale) cresce e, quando la bolla esplode e il panico dilaga, gli ultimi arrivati rimangono col cerino in mano, non riuscendo più a disfarsi di un oggetto che nessuno è più disposto a comprare, il cui valore è praticamente nullo. Non ha insegnato niente la crisi dei subprime? Eppure ci siamo ancora tutti dentro fino al collo... Avrete quindi capito bene anche il legame tra mercati finanziari e schema Ponzi: i mercati finanziari, che non sono assolutamente la finanza (essendo la finanza quella relazione fiduciaria e solidale tra creditore e debitore in vista dello scambio o dell'investimento), sono quei "luoghi nei quali vengono scambiati strumenti finanziari di varia natura a medio o lungo termine", principalmente per lucrare sul prezzo nel breve termine aggiungo io (è lo short-termism, bellezza, che deriva dall'assoluta libertà di circolazioen del capitale). La recente crisi nasce esattamente così, alla facciaccia dell'auto-equilibrio dei mercati e della speculazione buona perché determina i "veri" prezzi dei titoli. (http://www.campariedemaistre.com/2017/12/bitcoin-ovvero-lennesimo-schema-ponzi.html9” http://www.tomshw.it/bitcoin-mining-complotti-tutto-moneta-digitale-48818-p10 http://motherboard.vice.com/it/article/vv3kj4/perche-e-importante-sapere-chi-e-satoshi-nakamoto
  5. Nel rapporto con la totalità dell’ambiente in cui opera, la speculazione finanziaria (e direi tutta la finanza fine a se stessa), si pone come un processo predatorio e annientatore di risorse. Vista per quello che fa, e fa quello che è, replica il tentativo – folle o stupido, scegliete voi – di tirare fuori qualcosa dal nulla. Tale illusione (che appare reale per il tempo necessario a essere scambiata per tale) è nutrita, a sua volta, dall’allucinazione che porta a confondere il simbolo con l’evento del mondo cui esso fa riferimento. Ma dato che il mondo della finanza poggia il suo processo di manipolazione simbolica su quello reale, sostanziato di fatti e processi reali, i suoi giochi predatori finiranno sempre per presentare il conto a chi produce beni reali; e tra questi, anello sociale dopo anello sociale, giù lungo la piramide, ai soggetti più deboli. Gran bella impresa! Da dirsene fieri con amici, parenti, amanti, e vicini di casa! Il povero J-J ha scritto di essersi vergognato ad aver speculato, e guadagnato, sullo tzunami. Temo si stia bestializzando. Giorni amari lo attendono, e notti cupe. P.s. Tomasi di Lampedusa scrisse parole memorabili, a proposito di chi sarebbe venuto dopo i gattopardi; ma lascio a Tonino, se crede, la citazione.
  6. Uhm… schema Ponzi, o non schema Ponzi, questo è il dilemma. Sempre che lo sia. Mi muovo fuori dal campo in cui ho qualche competenza, per cui, ringraziando Gastardo per il suo apporto, non posso far altro che appoggiarmi a qualcuno con conoscenze molto maggiori delle mie (seguono link). Ma prima, vorrei spendere due parole su Blondet. Gastardo lo qualifica un maestro nell’informazione manipolatoria; se è una semplice qualifica, si potrebbe discutere, eventualmente del grado di maestria del giornalista. Ma temo che non si tratti di semplice qualifica, ma di un j'accuse (dovessi sbagliare, chiedo scusa). Se così, non comprendo in cosa consisterebbe l’oggetto dell’accusa, dato che, nella sua stessa e insuperabile natura, l’informazione – esattamente come ogni forma di educazione – è manipolatoria. Ricordo che ogni parola porta uno specifico significato (o una gamma di significati, relativi a un dato contesto). Nel nostro caso, “informare” vuol dire – con un’impronta oltre la quale significati derivati non possono andare – “dare una forma”, “dare una struttura” (così come “educare” indica l’atto di “condurre” dal latino ducere/dux). Ebbene, come si può in-formare senza manipolare la materia cui si vuol dare forma? Ed è ovvio che ciascuno modellerà/manipolerà quella materia, secondo ciò che ritiene essere la forma ottimale. La cosiddetta “informazione oggettiva” è un’allucinazione semantica, un non senso legato a un’assurdità. Sarebbe come credere che possa esistere a una soggettività oggettiva. Non sto affermando, proprio per nulla, che la manipolazione truffaldina non esiste, capperi se esiste!!! Io stesso ne ho parlato sovente in altro topic; ma essa pertiene la modalità con cui l’informazione viene trasmessa, e non già l’informazione di per sé. La prima caratteristica dell’informazione truffaldina, quella senza la quale perde tutta la sua forza, sta nella capacità di operare in regime di monopolio; tanto che l’eguaglianza tra mainstream e manipolazione (truffaldina) è assoluta. Secondariamente, deve essere presente l’elemento deliberatamente e consapevolmente truffaldino che ne qualifica la definizione. Ora, tutto si può dire di Blondet, salvo che operi in regime mainstream; anzi, è un poverocristo cui il potere mainstream permette di parlare, solo perché a seguirlo sono quattro gatti (e non credo, piuttosto, manchi molto perché gli mettano la museruola). Secondariamente, simpatico o antipatico che rimanga, giusto o sbagliato sia quello che scrive, non credo si possano avere dubbi sulla sua buona fede. Almeno, io non ne ho, e assicuro che sono più le cose ci dividono, del contrario. Infatti, non ho mai scritto sul suo sito, presso il quale, assieme a notizie importanti e veritiere (nonché difficili da reperire altrove), si trovano posizioni e commenti che lasciano trasecolati. Tuttavia, assieme a questi (che un lettore accorto prende e cestina), mi riferisco ai commenti, se ne trovano talvolta di altissima qualità. Questo mi toccava chiarirlo, dato che mi capita di citare Blondet, e caso mai qualcuno pensasse che io faccia parte della schiera dei suoi adoratori. Non ne faccio parte, ed anzi sono criticissimo su molto di quanto scrive nel suo libro più noto: “Gli Adelphi della dissoluzione”. Veniamo ora alla nostra questione. Accludo alcuni link di siti (più o meno) qualificati a parlare del nostro tema. Come sempre, attendo chiarimenti e commenti. Se questi ultimi fossero convincenti, non ci metterei molto a cambiare idea sui bitcoin, ringraziando chi mi ha convinto. (Mah!! Non riesco ad incollare i link, come è possibile? Comunque, si tratta di questi link(scrivo a mano): Wallstreetitalia.com/bitcoin-schema-ponzi ecc... ilsole24ore.com/art/tecnologie/2016-02-02/bitcoin-e-catena-sant-antonio ecc… mimzoom.it/news/bolla-bitcoin trend-online.com/prp/bitcoin-schema-ponzi-020113 P.s. Resta il fatto – ma questo è altro discorso – che la speculazione finanziaria è intrinsecamente immorale e distruttiva. Non produce patate, ma simboli di patate; e quando il gioco dei simboli va in tilt, i produttori di patate vengono depredati. A chi piace questa cosa, proporrei di andare al ristorante, farsi portare il menù, e, anziché mangiare una zuppa di cozze, mandar giù il menù.
  7. @Tonino, azzeccatissime citazioni, mi spronano a un piccolo approfondimento (che farò appresso). Soprattutto "Il pianeta proibito", che è un capolavoro assoluto di tutta la cinematografia (siamo nel 1956), con implicazioni filosofiche, religiose, psicologiche, antropologiche. Ancora meglio il libro di W.J. Stuart, non per nulla nipote di un famoso teologo e poeta. A più tardi, ma nel mentre, se lo trovate (il film) guardatelo. Grandioso e basta.
  8. Eccellente analisi, J-J, condivido tutto, accentuando l'intriseca immoralità di ogni gioco fatto di sola finanza. Aggiungo solo questo: non è tanto il fatto che l'Euro non ha un controvalore (oggigiorno - semmai ne riparleremo - questa cosa è superata), quanto che è una moneta debito, una cosa talmente pazzesca da non poter sembrare vera. J-J. mi permetto di suggerirti l'approfondimento del pensiero di Auriti, e di quello che credo sia il suo miglior discepolo, Daniele Pace
  9. In effetti, su questo tema ne so troppo poco per prendere una posizione netta e supportarla con argomenti. Mi informerò. Nel frattempo, da quanto visto finora, non ho trovato critiche fondate alla tesi sostenuta da Blondet. Ecco, è questo che mi piacerebbe sentire: critiche nel merito, punto per punto, solo così si porta avanti la comprensione della cose. Resta comunque, insuperabile per l'eternità, il fatto che la moneta, anche la migliore e più "virtuosa" (penso alla moneta auritiana) rimane sempre un simbolo di valore, non il valore reale del bene.
  10. Il valore reale di una moneta, quello di ultima istanza, sta principalmente nella capacità di difendersi dai mezzi coercitivi dello Stato, riguardo al pagamento delle tasse, e nella possibilità di negoziare materie prime. I bitcoin non avranno mai alcuno di questi due utilizzi. Pagare le tasse - checchè ne pensino le anime belle e candide - ci tiene lontani dalla patrie galere e dalla spoliazione dei beni. Provate non pagare le tasse, e state a guardare che succede. In secundis, una moneta cui è preclusa la negoziazione di materie prime vale meno di una figurina di Furia cavallo del west. Tralascio tuttavia la cosa più ovvia: quale controvalore in beni reali ha questa pseudo moneta? L'esempio del gioco d'azzardo è del tutto fuori luogo. Il valore della fiche è dato da quello depositato in moneta di corso legale presso la cassa del casinò. Certo ci possono essere casinò in bitcoin; come ce ne potrebbero essere in pizzini con poesie, o ricette per il baccalà alla vicentina. Si dimentica, sistematicamente, che la moneta, anche quella reale, quella cui corrispondono dei beni, non ha un valore intrinseco; è un indicatore e una misura di valore, non il valore misurato e indicato. Per il resto, per chi ha voglia e possibilità di capire, l'articolo di Blondet dice cose irrefutabili; compresa la questione del consumo di corrente elettrica. Che a me non procura alcuna ilarità. P.S. Il valore, la ricchezza reale, sta nella patata che tira fuori dalla terra il contadino; oppure nella qualità e quantità di servizi utili (non inutili, come i siti di bitcoin) che l'ingegno umano riesce a produrre. Ma quello che dico, ovviamente, è da predersi con carità e benevolenza, visto che fui classificato bestia.
  11. Non è materia di mia competenza, seppure ho imparato a leggere e scrivere (e riflettere). Allego un link con un articolo di Maurizio Blondet, dedicato alle criptovalute. A me pare che il discorso del giornalista non faccia una piega, e che sia inattaccabile, almeno per i temi presi in esame, che poi sono quelli primari. Dato tuttavia che, come da premessa, questa non è materia di mia competenza, vorrei un parere da parte di chi ne sa più di me. Se Blondet ha ragione – e fino a prova contraria mi pare ce l’abbia – questo dei bitcoin è il più colossale e devastante Schema Ponzi della Storia. Oltre a questo, l’articolo dà notizia della filiera finanziaria e di potere che ha portato il vasingtonpost all’attuale proprietà. Ma qui mi fermo, il discorso sarebbe di pertinenza del topic “Io sono una bestia”. Attendo notizie da amici più qualificati di me. Grazie. http://www.maurizioblondet.it/bitcoin-inquinante-aggrava-leffetto-serra-greenpeace-zitta/
  12. NON TROVO UN TITOLO APPROPRIATO

    Si tratta di schizofrenia. Questo tizio - fra indulti, amnistie, perdonismo, colate di bontà vaticana - fra pochi anni sarà fuori. Si tratta di schizofrenia. Follia terminale di una società alla deriva. Nell'articolo compare l'orrido neologismo (nuovo feticcio degli umani) "femminicidio". Troverò chi mi spiega che significa? L'assassinio assume una coloritura diversa sulla base di quale genere accoppa l'altro? Se un maschio uccide un maschio è omicidio; se una femmina uccide un maschio è sempre omicidio; se una femmina uccide una femmina è ancora omicidio; mentre se un maschio uccide una femmina è femminicidio. Se una madre (femmina, almeno finora solo le femmine partoriscono) uccide un figlio - maschio o femmina che sia - secondo gli esperti è solo "immatura" (vedi link), o comunque ha delle motivazioni che un "maschio" non si sogna di capire. http://www.lastampa.it/2015/03/10/scienza/benessere/madri-assassine-ecco-perch-ammazzano-i-figli-3LsQbxgU3c48vJwX0soS8H/pagina.html Si tratta di schizofrenia, Emgus, mettiti l'anima in pace. Oppure, impazzisci pure tu, e umanizzati.
  13. Io Sono Una Bestia

    http://www.askanews.it/politica/2017/11/23/di-maio-a-macron-m5s-non-centra-nulla-con-formazioni-xenofobe-pn_20171123_00041/ 'O guaglione assicura Macron (uomo Rothschild) che né lui né il "Movimento" (mai un po' di quiete!) sono una minaccia per la UE. Le bestie lo hanno sempre saputo.
  14. Io Sono Una Bestia

    Dai, questa è facile! Barbara e Andrea, nell'originale di papà Mario. Correva (infatti si dileguò in fretta) l'anno 1960. Non sapevo, tuttavia, che il titolo inglese fosse Black Sunday.
  15. Io Sono Una Bestia

    Bene, alla fine, su internet, ho trovato la spiegazione: trattasi dell'ennesima sottomissione (culturale, sociale, psicologica) a un fenomeno di costume e di consumo americano. Il popolo italiano, almeno nella sua maggioranza umana, nutre una passione irresistibile per la servitù volontaria, e la difende, arrivando addirittura ad essere violento. Toglietegli tutto, tranne le catene! P.s. Quanto alla malinconia, caro J-J, con me sfondi un cancello da sempre aperto. C'è in essa qualcosa di nobile e irresistibile. Per dire, fu il sentire profondo del samurai, nello scrivere haiku immortali; fu quello di Fernando Pessoa, nel vergare rime di fuoco liquido, nella sua rossa terra portoghese, guardando gli estremi confini del vecchio mondo; e fu quello di Leopardi, poverocristo dolente, coi suoi pastori erranti in Asia. Perché il sole d'estate sì, e la pioggia d'autunno no? perché? E la nebbia che alita nella brughiera, sul far dell'aurora...