Venerdì 13 novembre, per una buona fetta del mondo, è una giornata da prendere con le pinze. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti c’è chi evita di prendere decisioni importanti, chi rimanda un viaggio e chi, più semplicemente, preferisce non sfidare la sorte. In Italia, invece, il 13 non spaventa praticamente nessuno. Anzi, è il numero della schedina perfetta. Da noi il problema è il venerdì 17.
Già questo dovrebbe farci riflettere. Se la sfortuna fosse davvero una forza con cui fare i conti, sarebbe curioso vederla cambiare numero e giorno appena si attraversa una frontiera, un po’ come una SIM che passa in roaming. E se invece fosse soltanto una superstizione, allora non ci sarebbe proprio nulla da temere. Tanto meno quando si tratta di giocare.
Ogni paese ha il suo giorno nero
La geografia della sfortuna è piuttosto disordinata. Nel mondo anglosassone il sospettato numero uno è il venerdì 13, in Italia è il venerdì 17, mentre in Spagna, in buona parte dell’America Latina e in Grecia bisogna guardarsi dal martedì 13. In diversi paesi dell’Asia orientale, invece, il problema non è un giorno della settimana, ma il numero 4, la cui pronuncia ricorda quella della parola “morte”.
| Dove | Giorno o numero | Spiegazione più diffusa |
|---|---|---|
| Regno Unito, Stati Uniti e mondo anglosassone | Venerdì 13 | Unione di due superstizioni nate separatamente: quella sul venerdì e quella sul 13 |
| Italia | Venerdì 17 | XVII, il 17 in numeri romani, sarebbe l’anagramma di VIXI (“ho vissuto”); il venerdì è il giorno della crocifissione |
| Spagna, America Latina, Grecia | Martedì 13 | Il martedì è associato a Marte, dio della guerra; in Grecia si cita la caduta di Costantinopoli |
| Cina, Giappone, Corea | Numero 4 | La pronuncia è simile a quella della parola “morte” |
La cosa interessante è che queste credenze riescono a contraddirsi senza alcun imbarazzo. Il 13 porta male a Londra e a Madrid, ma in Italia è considerato fortunato. Il venerdì mette in allarme italiani e inglesi, mentre per uno spagnolo è un giorno come un altro.
Anche da noi, peraltro, il martedì non gode di una reputazione impeccabile. Il proverbio “di Venere e di Marte non ci si sposa né si parte” mette sotto accusa sia il martedì sia il venerdì. Per fortuna restano altri cinque giorni della settimana, almeno per organizzare matrimoni e partenze.
Superstizioni antiche? Meno di quanto sembra
Queste credenze vengono spesso raccontate come se avessero attraversato intatte millenni di storia. La realtà è decisamente meno affascinante.
Il venerdì e il numero 13 avevano già una cattiva reputazione ciascuno per conto proprio, ma la loro combinazione sembra essere arrivata molto più tardi. Secondo una ricostruzione della BBC, le prime tracce del venerdì 13 risalgono a un periodo compreso tra il 1882 e il 1907. Più o meno l’epoca della Torre Eiffel, non quella dei cavalieri medievali.
A contribuire alla diffusione della credenza fu anche il romanzo Friday, the Thirteenth di Thomas W. Lawson, pubblicato nel 1907. La storia racconta di un broker che sfrutta la superstizione per provocare il panico a Wall Street. Evidentemente, anche allora qualcuno aveva capito che la paura può essere un ottimo strumento per condizionare il comportamento degli altri.
Il collegamento con l’arresto dei Templari, avvenuto effettivamente venerdì 13 ottobre 1307, è arrivato invece molto dopo. A renderlo popolare, soprattutto, è stato il Codice da Vinci di Dan Brown nel 2003. È un meccanismo piuttosto comune: prima nasce una superstizione, poi si va a rovistare nella storia alla ricerca di qualcosa che possa darle una parvenza di credibilità.
Il venerdì 17 italiano ha una spiegazione altrettanto suggestiva, ma non molto più solida. L’ipotesi più citata riguarda le tombe romane, sulle quali sarebbe comparsa la parola VIXI, cioè “ho vissuto”, usata anche nel senso di “sono morto”. Rimescolando le lettere si ottiene XVII, il 17 in numeri romani.
È una teoria, non una certezza storica, anche se viene ripetuta da decenni come se qualcuno avesse trovato la prova definitiva. La Smorfia napoletana, associando poi il 17 alla disgrazia, ha contribuito a consolidare la reputazione del numero.
Il caso greco è forse il più curioso. Il martedì viene considerato nefasto anche per via della caduta di Costantinopoli, avvenuta effettivamente di martedì, il 29 maggio 1453. Peccato che non fosse il 13. Eppure, in parecchi racconti, l’evento viene trasformato tranquillamente in un martedì 13. Quando i fatti non coincidono con la superstizione, a quanto pare, qualche ritocco alla storia è sempre possibile.
E chi ha due passaporti?
Qui la faccenda si complica. Se la sfortuna dipende dalla nazionalità, cosa succede a chi ne possiede due?
Un italo-britannico, venerdì 13 novembre, dovrebbe sentirsi fortunato per metà e sfortunato per l’altra metà. Un italo-spagnolo, invece, il prossimo martedì 13 (che cadrà il 13 aprile 2027) avrà il numero dalla sua parte e il giorno contro.
Non esiste un regolamento internazionale delle superstizioni che stabilisca quale passaporto abbia la precedenza. E difficilmente verrà istituita una commissione per risolvere la questione.
La matematica, invece, una risposta ce l’ha. Il generatore di numeri casuali di una slot non sa che giorno è, la pallina della roulette non consulta il calendario e l’urna del Lotto non controlla i documenti dei partecipanti.
Le probabilità di ogni giocata rimangono esattamente le stesse il venerdì 13, il venerdì 17 e nel più anonimo mercoledì dell’anno. Non cambia nemmeno il vantaggio del banco, che è l’unica forma di sfortuna che possiamo misurare con precisione.
Per capire quanto pesa sui diversi giochi, conviene guardare l’RTP, non il calendario.
Il 53 su Venezia, ovvero la sfortuna fatta in casa
Se le superstizioni sui giorni possono sembrare innocue, quelle sui numeri rischiano di costare parecchio. In Italia abbiamo un esempio particolarmente istruttivo: il famoso 53 sulla ruota di Venezia.
Tra il 2003 e il 2005 il numero rimase assente per 182 estrazioni consecutive. Più il ritardo aumentava, più cresceva la convinzione che ormai dovesse uscire da un momento all’altro. E più cresceva questa convinzione, più aumentavano le puntate.
Il 53 tornò finalmente il 9 febbraio 2005. Secondo le cronache, le vincite pagate superarono i 500 milioni di euro. Nel frattempo, però, diversi giocatori si erano già messi nei guai inseguendo il numero con puntate sempre più alte.
Come se non bastasse, il 53 decise di ripetere l’esperienza qualche anno dopo. Nell’ottobre 2016, sulla ruota Nazionale, era arrivato a 208 estrazioni di ritardo. A ogni concorso venivano puntati su di lui circa 9 milioni di euro. Alla fine uscì soltanto dopo 257 estrazioni.
Evidentemente nessuno aveva avvisato la ruota Nazionale di quello che era successo a Venezia.
Il problema, naturalmente, è sempre lo stesso: un numero in ritardo non accumula crediti e non ha alcun obbligo di presentarsi. A ogni estrazione, un singolo numero ha 5 possibilità su 90 di uscire su una ruota, cioè 1 su 18. Vale alla prima estrazione e vale alla centottantesima.
Il premio per l’estratto semplice, però, è di circa 11,23 volte la posta, anziché le 18 che sarebbero necessarie per un gioco equo. Tradotto: in media, ogni euro puntato ne restituisce poco più di 62 centesimi.
Non importa che il numero sia ritardatario, frequente o appena uscito. Inseguire un ritardatario aumentando la puntata a ogni estrazione andata a vuoto non migliora le probabilità: aumenta soltanto la quantità di denaro che si rischia di perdere.
Monte Carlo, 1913: ventisei volte nero
La versione da casinò della stessa trappola ha persino una data precisa. Il 18 agosto 1913, al Casinò di Monte Carlo, la pallina della roulette si fermò sul nero per 26 volte consecutive.
Man mano che la serie proseguiva, i giocatori cominciarono a puntare cifre sempre più alte sul rosso, convinti che fosse ormai arrivato il suo turno. Ma la pallina continuava a finire sul nero e le perdite diventavano sempre più pesanti.
Da quell’episodio prende il nome la cosiddetta fallacia di Monte Carlo, un esempio classico di errore nel ragionamento sulle probabilità.
Una sequenza di 26 neri è estremamente rara, ma non significa che il rosso avesse maggiori possibilità di uscire al giro successivo. La sequenza esatta di 26 risultati era improbabile quanto qualsiasi altra combinazione specifica di rossi e neri: le possibilità sono oltre 67 milioni.
E prima del ventisettesimo giro? La probabilità di ottenere rosso era ancora 18 su 37, esattamente come al primo. La ruota non tiene un registro dei risultati precedenti e non ha nessuna intenzione di rimediare a quello che è successo prima.
Perché ci caschiamo lo stesso
Se queste superstizioni sono così facili da smontare, perché continuano a funzionare?
Una parte della risposta sta nel modo in cui ricordiamo gli eventi. Una perdita di venerdì 17 ci rimane impressa, mentre quelle di un martedì qualsiasi finiscono rapidamente nel dimenticatoio. Se invece vinciamo proprio di venerdì 17, possiamo sempre considerarlo un caso eccezionale. Insomma, qualunque cosa succeda, la superstizione trova il modo di sopravvivere.
Il nostro cervello è particolarmente bravo a individuare schemi e collegamenti, anche quando non esistono. È una caratteristica utile in molte situazioni, ma davanti a una sequenza casuale può trasformarsi in una pessima consigliera.
C’è poi l’illusione di controllo. Scegliere il giorno giusto, il numero fortunato o il momento migliore per entrare in un casinò ci dà la sensazione di poter influenzare qualcosa che, in realtà, dipende esclusivamente dal caso. È una sensazione piacevole, soprattutto quando si gioca, ma non cambia di una virgola le probabilità.
Non a caso il CICAP organizza ogni venerdì 17 una giornata contro la superstizione. In un paese dove il 13 porta fortuna e il 17 porta male, evidentemente il lavoro non manca.
Cosa portarsi a casa
Venerdì 13 novembre, in Italia, sarà un venerdì come un altro. Il prossimo venerdì 17 arriverà invece a settembre 2027. Nessuna delle due date cambierà le probabilità di una slot, di una roulette o di un’estrazione del Lotto. Lo stesso vale per i numeri ritardatari, quelli fortunati e le serie che, secondo qualcuno, ormai devono necessariamente interrompersi.
Se decidere di non giocare nei giorni considerati sfortunati ti fa stare più tranquillo, non c’è nulla di male. Anzi, dal punto di vista matematico è probabilmente la superstizione più conveniente: i soldi che non punti sono gli unici che il banco non può vincere.
Il problema nasce quando succede il contrario, cioè quando ci si convince che esista un giorno particolarmente favorevole o un numero che prima o poi deve uscire, finendo per aumentare le puntate pur di non perdere l’occasione.
La roulette non sa che è venerdì 13, il 53 non ti deve niente e il rosso non è obbligato a uscire dopo ventisei neri. Prima di affidare i propri soldi a una superstizione, sarebbe meglio ricordarsi che il banco non ne ha nessuna.
Se ti accorgi di inseguire un numero o di giocare per recuperare le perdite, puoi rivolgerti al Telefono Verde Nazionale per i problemi legati al gioco d’azzardo, al numero 800 558822.