Giovanni Falcone


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Bene; essendo tu un moderatote, devo intendere che ho il via libera dai piani alti.

Preoccuparti? Sarebbe vano in ogni caso. "Pre-occuparsi", ossia occuparsi di qualcosa "prima" che sia maturato il tempo per farlo. In altri termini, prendendo come analogia le normali attività biogiche, sarebbe come mangiare prima di aver fame, o sentire caldo prima di esporsi ad una fonte di calore. Pensa solo al crollo di profitti che avrebbero le multinazionali farmaceutiche, se gli esseri umani fossero capaci di comprendere questa elementare verità; dato che una delle loro maggiori voci di guadagno é data dagli ansiolitici!!

Quanto alla polarità assolutismo/relativismo, ti porterò solo avedere coi tuoi due occhi che l'uno nasce dall'altro e che dell'altro è la logica conseguenza. Ma, cosa certo più importante, vedremo che nessuno dei due aha nulla a che fare con la verità.

Edited by Satori
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Bene; essendo tu un moderatote, devo intendere che ho il via libera dai piani alti.

Al massimo ci buttano fuori a tutti e due.

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Bene; essendo tu un moderatote, devo intendere che ho il via libera dai piani alti.

Al massimo ci buttano fuori a tutti e due.

Dovesse questa essere la nostra sorte, vorrà dire che ci allontaneremo curvi della nostra solitudine, contro la parete infuocata di uno sconfinato ed interminabile tramonto; e mentre il sole gocciolerà, spegnendosi sanguigno, il suo quotidianio martirio, noi canteremo inni e racconteremo storie di epoche perdute.

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Caro J-J, tu trovi singolare e persino preoccupante l’affermazione che la Verità ( maiuscola, giacché sola, unica e universale) esiste (indicativo, anziché congiuntivo, per sottolinearne il carattere di perentorietà). In un secondo momento, giusto a rimarcare la pericolosità della Verità, sottolinei che tra assolutismo e relativismo sceglieresti senz’altro il secondo.

La tua scelta – fermi questi termini, lasciatelo dire – è del tutto peregrina, se non proprio inconsistente; giacché è stata compiuta tra una falsa verità ( l’assolutismo), la mancanza di verità ( il relativismo). In realtà una volta che si sarà chiarita questa semplice questione, si vedrà che qualsiasi cosa si creda di affermare o negare, tale affermazione o negazione può ricevere senso solo dalla presenza in esse della proprietà di Verità.

Arrivo al sodo: tu affermi che la Verità non esiste, e lo fai senza avere il minimo sentore che il tuo enunciato ( “la Verità non esiste”) in uno dei casi possibili è senza significato; nell’altro, è un paradosso della stessa classe di quello del mentitore ( o paradosso di Epimenidine). Perché? Insomma, è davvero evidente. Nel primo caso, se la Verità non esiste, allora non è vero neppure che “la Verità non esiste”; nel secondo caso, esattamente come ne “ il paradosso del mentitore”, il tuo enunciato è vero se è falso ed è falso se è vero.

Dunque, la tua affermazione genera o un’assurdità o un paralogismo.

Adesso tu potresti fare una cosa scorrettissima; affermare che i miei sono solo funambolismi verbali, e che rimane in ogni caso vero che la Verità non esiste. In entrambi i casi avrai affermato ancora e ineluttabilmente che la Verità esiste. Eccoti perché:

primo caso: i miei sono solo funambolismi verbali solo se l’enunciato “i miei sono solo funambolismi verbali” possiede proprietà di Verità, e se lo possiede, allora i miei non sono funambolismi verbali ma enunciati ben costruiti.

L’assurdità del secondo enunciato l’ho dimostrata poche righe più su.

Ergo, la Verità esiste; giacché abbiamo visto che persino il tentativo di negarne l’esistenza la presuppone.

Ci siamo? E’ tutto chiaro?

Se lo è, e se tu o altri non avete qualcosa da opporre, alla prossima puntata ti mostrerò come la scelta tra assolutismo e relativismo si apparenta tantissimo a quella tra zuppa e pan bagnato; e che riuscire a conferire ai due termini un carattere di alternativa e opposizione è stato uno dei più prodigiosi successi dei soliti miserrimi senzafaccia ( il cui solo scopo é seminare caos mentale, come nel caso qui trattato, e sociale).

Fammi sapere se posso procedere.

Edited by Satori
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Adesso tu potresti fare una cosa scorrettissima; affermare che i miei sono solo funambolismi verbali

Non si dica mai che JJ assume atteggiamenti scorretti!! :D

Certe volte riesco a seguirti con una certa facilità, altre diciamo che devo rileggere un paio di volte il testo (per evidenti limiti del mio comprendonio).

Comunque sia, per questa volta diciamo che ci siamo..

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Se finora ci siamo, posto che così sia, oserei dire che il più è fatto. Giacché ciò implica due cose importatissime:

1°; la Verità esiste ed è conoscibile e condivisibile in modo certo (direi, per essere più precisi, che ci siano immersi totalmente, proprio come i pesci nell'acqua);

2°, dato che alla sua onnipervadenza non possiamo sfuggire neppure negandola ( giacché, come abbiamo visto, per negarla dobbiamo affermarla), resta da capire come sia stato possibile l'affermarsi di fatto del relativismo, che, se davvero ci siamo, equivale al negare la presenza dell'aria giusto mentre si sta respirando. E ancora mentre ci siamo, quest'ultima cosa mi fa venire in mente Dante: " ..fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza..".

Al più presto il seguito.

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Ecco su quest'ultimo punto avrei da ridire: pur vivendo praticamente sopra quelle che qui vengono chiamate le "Grotte di Ulisse" e pur sentendo spesso i lamenti di Polifemo e dei suoi fratelli.. certe volte mi sento molto distante dalle parole del nostro eroe errante: certe volte mi sento proprio un bruto (altro che virtute..)!

Per il resto mi arrendo all'onnipervadenza.

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Ecco su quest'ultimo punto avrei da ridire: pur vivendo praticamente sopra quelle che qui vengono chiamate le "Grotte di Ulisse" e pur sentendo spesso i lamenti di Polifemo e dei suoi fratelli.. certe volte mi sento molto distante dalle parole del nostro eroe errante: certe volte mi sento proprio un bruto (altro che virtute..)!

Per il resto mi arrendo all'onnipervadenza.

E invece anche il punto "virtute" rientra pari pari in quello Verità. Infatti, alla stessa stregua della Verità, neppure la virtù sta nella disponibilità umana. Esemplari, chiarificatrici e memorabili sono le seguenti parole:

"Perché mi chiami buono? Nessuno é buono se non Uno solo..". (Luca 19-20); ove il significato non fosse autoevidente, potrei illustrarlo, ma ci allontaneremmo ancora dal tema principale (assassinio Falcone -Borsellino, cui torneremo alla fine di questa digressione).

Il fatto che noi non saremo mai "proprietari" di virtù e verità, non vuol dire affato che -. come dice Dante - essa non siano le nostre mete e il nostro inevitabile destino.

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Mmm... virtute, come veritate, omnipervadente? detta così sembrerebbe quasi una bella notizia.

Oggi neanche a farlo a posta, mi sono imbattuto in una lettura che ricordava la nostra discussione, e vorrei esporti alcune considerazioni.

Ora qui non sto a riportare il testo esatto, ma in pratica ci si interrogava se fosse possibile stabilire il vero colore di un dipinto o se non fosse piuttosto questo variabile in funzione della luce che lo illumina e da lì poi il discorso evolveva verso il difficile compito di dare una definizione di "luce bianca".. so che nelle gallerie d'arte esiste uno standard di luce bianca (stabilita per convenzione penso da una qualche commissione di accreditati critici) che deve essere utilizzata per far si che chi osserva due volte lo stesso quadro non debba avere l'impressione di vedere opere diverse, ma se prendiamo ad esempio una scultura, un monumento o la facciata di una chiesa, credo che non se ne sia ancora venuti a capo.

Altra cosa che mi lascia molto perplesso: si potrebbe condurre l'esperimento di invitare un volontario ad osservare un avvenimento qualsiasi e narrarlo ad una seconda persona la quale poi dovrà a sua volta raccontarlo ad un terzo.. ci si accorgerà che entro pochi passaggi l'avvenimento verrebbe completamente stravolto (è il classico telefono senza fili).

Adesso tu mi citi le parole di un uomo vissuto circa 2000 anni fa, di cui neanche il nome è certo (si chiamava davvero Luca?) il quale per scrivere ciò che ha scritto, si basò di certo su altre scritture già esistenti.

Delle sue parole a noi è giunta la traduzione di una traduzione, e le stesse parole negli ultimi 2000 anni sono state tradotte in tutte le lingue del mondo..

In tutto questo voglio dire: la Verità magari esiste ed è unica, ma come si fa a coglierla?

Per finire, non voglio alimentare quel lato del dibattito, ma sta sera a otto12 si son trovati Sallusti di fronte alla De Gregorio i quali hanno acceso un dibattito che sembrava che stessero leggendo il copione scritto da noi qualche giorno fa:

uno diceva che la casta degli intellettuali (pericolosa come e più dei generali) sta preparando un golpe e che Saviano è un miliardario che ha l'unico merito di aver "indovinato" un libro, unica sua opera risalente a 10 anni fa, e l'altra lo difendeva dicendo che non è una colpa essere ricchi e che vivere sotto scorta è un tormento..

Ripeto, questo l'ho raccontato solo per riderci su, non per insistere su quel punto.

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Un mio pensiero modestissimo, dopo aver letto e riletto queste 3 pagine, ora non mi fermo a quotare i punti che mi hanno colpito, che tu JJ pare intendi bypassare, ma che pure restano o son restati lì, sospesi, passando forse per comodità ad argomenti più "neutrali"

Le mie obiezioni sono due (argomento Falcone e Saviano)

1) lo sappiamo che ci sono centinaia di persone che fanno il loro dovere in silenzio, nelle procure e anche in qualsiasi posto di lavoro "pericoloso", per la propria incolumità.Non ne possediamo le liste e, accade che, un giorno uno di loro cada giù oppure salti per aria. Allora veniamo a conoscerne il nome, vita, morte e miracoli. Mi pare normale e giusto dovere di cronaca. Quindi Falcone e Borsellino sono Eroi come molti altri sconosciuti, solo che sono Eroi Morti, è chiara la differenza?

2) neppure io sono una fan di Saviano, ma venir a dire che è un omuncolo, con la faccia da sacrestano (che argomentazioni profonde, che è , facciamo fisiognomica?), che scrive in modo mediocre, che ha scoperto l'acqua calda( un po' riduttivo, mi pare...), che vien pagato fior di milioni (perchè altre categorie no? altra gente come i calciatori o peggio come il Manager che lascia a casa gli operai ), che i veri Eroi sono i genitori dei disabili, bè ecco, io controbatto così

quei genitori non si sono scelti il loro destino, l'hanno subito e vi si adattano, egregiamente, con amore, ma si adattano

Saviano si è esposto, eccome se si è esposto.Prima di tutti ha parlato di infiltrazioni al Nord e hanno ululato alla luna, e poi si è scoperto che era vero. Ha una conoscenza della materia e del territorio che ci han fatto comprendere tanti meccanismi. Fa a suo modo, educazione civica ai giovani e chiarezza per chi vuol cercar di capire.

Quando lo ascolto, vedo anche i suoi occhi , occhi che hanno perso la possibilità di una vita "normale"

Vorrei vedere quelli che lo criticano vivere un mese come vive lui, con la consapevolezza di essere un bersaglio mobile. Con la consapevolezza che, tolta la scorta, tra un anno o dieci, la Mafia non dimentica.

Se alla domanda "Faresti cambio?" la risposta è no, meglio rivedere le proprie opinioni alquanto qualunquiste, impietose e veramente cattive.

Chiedetevi "che cosa mi da fastidio in questo uomo?" Anzi, ragazzo, che si è precluso pure un futuro a cui tutti abbiamo diritto di aspirare

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Un mio pensiero modestissimo, dopo aver letto e riletto queste 3 pagine, ora non mi fermo a quotare i punti che mi hanno colpito, che tu JJ pare intendi bypassare

Si hai ragione, ma era solo per cercare di seguire un unico tema in linea con il titolo e comunque la mia idea penso si sia capita.

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Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici, sono re; io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». Pilato gli disse: «Che cos’è verità?» E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo colpa in lui. (Vangelo di Giovanni 18:37-38)

C' è dunque una verità soggettiva, una oggettiva, una relativa, una assoluta

La verità assoluta viene in genere relegata a valori universali, collegati con la morale o, più spesso con la religione. In questi ultimi casi, vista la mancanza di un riscontro oggettivo assoluto, molti tendono a negare la possibilità dell’esistenza stessa della verità assoluta. Si parla quindi al limite di ‘una’ verità piuttosto che parlare de ‘la’ verità.

Notiamo questa differenza anche nel discorso di Gesù e Pilato. Gesù dice: ‘io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce’. In tutti è due i casi nel testo greco c’è l’articolo davanti al riferimento alla verità fatto da Gesù. Gesù non sta parlando di una verità qualsiasi, di qualcosa di soggettivo o di relativo, ma di qualcosa di assoluto.

La conseguente domanda di Pilato fa trasparire una profonda insicurezza: ‘Pilato gli disse: «Che cos’è verità?»’, dove verità è senza articolo. Per Pilato non solo non esiste una verità assoluta, ma ovviamente non riconosce nemmeno in colui che ha davanti uno che può dirgli qualcosa riguardo ad un’eventuale verità assoluta. Pilato non vuole neanche ascoltare la replica di Gesù, ma ‘detto questo, uscì’

La parola greca usata nella Bibbia per ‘verità’ è αλήθεια (pron.alezeia), che deriva dal verbo ‘essere sconosciuto, essere nascosto’ o ‘dimenticare’, preceduto dall’alfa privativo che ci porta al significato generale di ‘non nascosto, non sconosciuto’. La verità riguarda quindi qualcosa che è stato svelato, rivelato.

Questo per quanto riguarda la verità.

JJ è verissimo, manipolazioni, passate di mano, traduzioni su altre traduzioni, hanno fatto in modo (anche complice la Chiesa) che i vangeli non giungessero proprio originali originali. Ci sono due passaggi interessanti che son stati tradotti in modo "incorretto" o fuorviante, magari sembrano poca cosa ma possono avere un significato

Uno è quando Gesù viene tradotto con "Il Regno dei Cieli è in mezzo a voi" facendo intendere che si riferisse ad Egli stesso. In realtà la traduzione esatta è "il Regno dei Cieli è dentro di voi". Una bella differenza

L'altro passo riguarda la reincarnazione e non sto qua a riportarlo.

Fatto sta che in un modo o nell'altro il messaggio essenziale, ci è pervenuto e certe discrasie non lo alterano, anche se sarebbero illuminanti e affascinanti, ma non determinanti

Ciò che secondo me rende i Vangeli, aldilà di quanto dicevo sopra, veritieri , sono alcuni episodi infilati quà e là, quasi non si notano.Ed è soprattutto il racconto del sepolcro vuoto. Se i Vangeli fossero stati manipolati pesantemente, di sicuro non troveremmo delle Donne (la loro testimonianza non aveva neanche valore giuridico!) a farne la scoperta.

Certo il Creatore ha fatto le cose per benino, a mio modesto parere....

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J-J, pensavo che il punto “Verità” ce lo fossimo lasciato alle spalle.. Ma vedo che tocca tornarci; dunque, quanto mi ero proposto è rimandato.

Scrivi:

Ora qui non sto a riportare il testo esatto, ma in pratica ci si interrogava se fosse possibile stabilire il vero colore di un dipinto o se non fosse piuttosto questo variabile in funzione della luce che lo illumina e da lì poi il discorso evolveva verso il difficile compito di dare una definizione di "luce bianca"

Va bene; passo per passo.

La neve è bianca? Hai ragione J-J, hai scritto che potrei dimostrare, senza contraddirmi, prima e che è bianca e poi che non lo è; e non si tratterebbe di sofismi, ma di argomenti inoppugnabili. Seguimi, giacché in ogni caso arriveremo alla conclusione inevitabile che le Verità esiste ed è assoluta.

La neve non è bianca, giacché che la percezione del bianco non è una proprietà intrinseca di essa, ma è data dall’azione reciproca dei nostri esterocettori visivi (l’intero apparato oculare) e della nostra elaborazione dell’input (i processi neurologici di decodificazione ed interpretazione dell’informazione); azione che, combinando tutti i colori dello spettro, ci dà la percezione illusoriamente reale – se mi si passa la licenza – del bianco. Ma proprio per la stessa ragione, per noi, la neve non può non essere bianca ( ho usato di proposito “non può non essere” anziché “non può non apparire”) giacché ferma l’azione combinata delle seguenti strutture: oggetto fisico neve + esterocettori visivi umani + nostra elaborazione dell’input, la percezione vera non può che essere quella del bianco. E, sempre ferme restando queste condizioni, e pur in dipendenza da esse, che la neve sia bianca è una verità assoluta. Se non dovesse subito risultare chiaro, pregasi rileggere.

Ancora; esiste un’innumerevole quantità di oggetti dei quali si può dare una descrizione diversa a seconda del punto dal quale viene compiuta l’osservazione. L’una è vera per quel punto di osservazione, e non vi è alcuna contraddizione se l’osservazione fatta da altro punto fornisce un resoconto del tutto diverso. Senza andare troppo lontano, basta considerare come un oggetto familiare come una collina, possa, in modo del tutto conforme a verità, essere descritto azzurro, se osservato da una certa distanza; mentre la (apparentemente) medesima collina possa e debba essere descritta come verde, se, essendo ricoperta di erba, la si osserva da vicino. Il fatto, che non mi stancherò mai di sottolineare, è che determinare se si tratti della stessa collina, o di una diversa, è soprattutto una questione di convenzione linguistica. Ma anche, in termini diversi, è corretto affermare che si tratta della stessa collina per alcuni aspetti, e di una collina diversa per altri. Altra cosa: un pittore che fosse a conoscenza dell’esistenza di questa collina, come dovrebbe dipingerla, verde o azzurra? Chi pensa che queste siano questioni lana caprina, evidentemente, vive sognando; e certo non sarò io a distoglierlo dai suoi sogni. Ora, tutto questo che si è appena detto significa che l’essere resocontata come verde e/o azzurra fa della collina un oggetto contraddittorio? Oppure, in alternativa, rende contraddittoria la verità della due affermazioni, falsificando – giacché la Verità è assoluta – la verità di una delle due o di entrambe, creando così un paradosso?? Per nulla. Ciò che muove obiezioni simili (che sono il principio del relativismo) è la mancanza di comprensione, se non di cognizione, che la nostra coscienza è ordinariamente soggetta alle condizioni, ad un tempo limitative e formative, dello spazio/tempo. La collina non è un oggetto sussistente nell’Iperuranio Platonico, è un oggetto/processo del continuum spazio/tempo. Questo continuum è il dominio della relatività; ossia di quella modalità di esistenza nell’ambito della quale gli oggetti si definiscono, sussistono e mutano in un processo continuo ed interminabile di rapporti interattivi e collettivi. A rigor di termini, è questo e solo questo il significato del termine “relativo”; e non, come nella (errata) opinione comune “privo, o carente di verità”.

Da quanto detto finora deriva una conclusione stupefacente quanto ineluttabile: l’osservatore, che riconosce la condizione relativa degli oggetti/processi osservati, non può essere in alcun modo relativo come gli oggetti/processi che osserva, giacché, se lo fosse, qualsiasi affermazione o negazione a proposito di qualunque cosa si perderebbe in un’eco interminabile di rimandi alle relazioni del processo di cui fa parte; e quindi, non potrebbe affermare né negare alcunché. In altre parole, qualsiasi affermazione sulla relatività, per essere tale, deve possedere la proprietà della non-relatività; ossia, e come volevasi dimostrare, deve essere assoluta. Se mi sono spiegato, la nota affermazione “ tutto è relativo” è una patente assurdità; poiché se tutto fosse relativo, e quindi fosse relativo anche il soggetto che produce l’enunciato “tutto è relativo”, la sua affermazione, per essere vera, dovrebbe attingere il suo valore di verità proprio dagli oggetti/processi sui quale sta cercando di fare quell’’affermazione; ma ciò sarebbe impossibile, perché darebbe inizio ad una regressione infinita. Questa cosa può essere rappresentata, visivamente, col tentativo di alzarsi tirandosi su coi lacci delle scarpe. Ne consegue che persino la nozione di relativo, per assumere significato, deve riferirsi all’assoluto, e da esso derivare.

Per ora mi fermo; nella speranza che su questo punto non sia più necessario tornare.

Quanto al rapporto tra Verità e virtù, la soluzione alla perplessità di J-J è semplicissima. Chi conosce la Verità non si sforza di essere virtuoso (essendo, fra l’altro, il virtuosismo la caricatura della virtù, o anche la “virtù” dei Farisei). Chi conosce la Verità si comporta naturalmente in modo corretto (essere veramente virtuosi non significa non farsi seghe, ma agire in conformità all’ordine delle cose); e, chi conosve la Verità, lo fa anche per una ragione ancora più profonda: lo fa per riconoscenza.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire; soprattutto dopo la ricomparsa (evviva evviva) dell’ottima Jolly28; alla quale, per il momento, mi limito a dire questo:

1°, non ho mai affermato, né potrei averlo fatto, che Saviano è quello che è a causa della sua faccia da sacrestano (che tale è e resta in ogni caso). Lo è, tocca ripetermi, per l’atto ignobile e farisaico di associarsi – nella sua vera o presunta lotta contro le mafie (ho anche spiegato perché presunta, e non ci torno) – precisamente con coloro che calunniarono ed osteggiarono in ogni modo Falcone e Borsellino da vivi, per poi (repellenti ancora oltre le comuni facce da culo) osannarli e celebrarli in pompa magna da morti.

2° condivido quasi in toto quello cha hai scritto nel tuo secondo post; sia l’esegesi che l’ermeneutica dei passi da te citati è inappuntabile. Se avanzerà tempo mi piacerebbe tornarci; ma per adesso vorrei cercare di concludere il discorso iniziale.

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J-J, pensavo che il punto “Verità” ce lo fossimo lasciato alle spalle..

Si, forse ho sbagliato i tempi e avrei dovuto postare prima quelle osservazioni, ma dato che la conversazione fino ad ora evolve in modo piacevole, spero che mi si potrà perdonare qualche piccolo saltello.

la nota affermazione “ tutto è relativo” è una patente assurdità; poiché se tutto fosse relativo, e quindi fosse relativo anche il soggetto che produce l’enunciato “tutto è relativo”, la sua affermazione, per essere vera, dovrebbe attingere il suo valore di verità proprio dagli oggetti/processi sui quale sta cercando di fare quell'affermazione

Dunque se ho capito bene, sarebbe assurdo come affermare che un oggetto si muove avvicinandosi o allontanandosi da me, quando io stesso sono in movimento?

Cioè tu giustamente dici, che per affermare che qualcosa si stia avvicinando, quantomeno noi dovremmo essere fermi?

essere veramente virtuosi non significa non farsi seghe

meno male.

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Io affermo, ancor più semplicemente, che la stessa idea di moto – a prescindere da dati limiti/costanti dei sistemi fisici quali li conosciamo, come velocità luce e gravità – è intrinsecamente relativa. Giacché ci si muove o non rispetto ad almeno un punto di riferimento, ed è questo “rispetto a” a conferire relatività. Ciò che non può essere relativa è l’affermazione appena fatta; infatti, o questa affermazione è tale (e quindi in sé assoluta), oppure è senza significato. Che significato potrebbe mai avere affermare che qualcosa è relativamente relativo? Per me non ne ha alcuno. Credo che l’apparente difficoltà presente consista nello scambiare la nozione di verità con quella di informazione (e, sotto certi aspetti, con quella di conoscenza).

Vediamo se un esempio/esperimento può aiutare a chiarire il punto: ti sei mai chiesto come fai a sapere le cose che sai? Fallo adesso. Ti sei mai chiesto come fai ad essere certo di alcune cose, mentre dubiti di altre? Fallo adesso. Se non ci hai mai pensato prima, né fatto un simile esperimento con te stesso, ti succederà una cosa strana: non è solo delle cose di cui sei certo che sei certo (perdona l’apparente bisticcio); sei necessariamente certo di dubitare anche delle cose di cui dubiti. La certezza che hai nella certezza è identica a quella che hai nel dubbio. Mi segui? Un enunciato come “dubito di dubitare” è altrettanto senza senso come quello che afferma che “x è relativamente relativo”. Una cosa può infatti essere relativamente assoluta ( l’esempio del colore della collina del mio,ultimo post); ma non potrà mai essere né assolutamente relativamente, né relativamente relativa; giacché per quanto ci si possa sforzare, le due ultime locuzioni non hanno alcun significato.

Ancora, quando senti con irresistibile certezza che è vero che 2 + 2 = 4, da dove sorge tale certezza? Stessa cosa, giusto perché l’esempio sia illuminante quando senti con certezza di dubitare di quasi tutto, da dove sorge tale certezza? Ora chiudi gli occhi; ti accadrà di essere travolto da un turbinio di pensieri. Starai pensando a tutti questi discorsi e questo ti impedirà di avere la lucidità e trasparenza mentale per cogliere il “punto” da dove quella certezza scaturisce. Chiunque farà questo esperimento (utilissimo per avere un barlume di conoscenza di se stessi), se ci metterà impegno, ad un certo momento arriverà ad un punto critico. Vedrà che quella certezza nasce da un “qualcosa” che viene definito io. Allora siamo arrivati alla fonte, il mistero è risolto?

Neppure per sogno!! Mi spiace annunciare ( ma poi mica tanto) che questo “qualcosa” chiamato io, ossia il centro pensante di tutti i pensieri, non è altro che un altro, ed ennesimo, pensiero. E la natura dei pensieri è proprio quella di definirsi l’un l’altro in mutuale reciprocità.e relatività. Dunque, se credi che la Verità nasca dall'oggetto mentale J-J sei ancora nel relativo, caro J-J. Per uscirne, devi smettere di pensare, e riuscire a rimanere sveglio e presente. Se ci riuscirai ti si rivelerà quello che i buddisti chiamano “Il fondo luminoso della Mente”. Quella è la Verità, e da lì nasce tutto.

E’ un esperimento; puoi farlo o non farlo. Chiunque lo abbia fatto e sia arrivato fino in fondo, ha visto che la Verità gli è più prossima del sangue che gli scorre nelle vene.

Tutto il resto è chiacchiera.

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Prendendo come assenso il silenzio seguito al mio ultimo post, mi viene di chiudere con alcune tra le più belle righe mai scritte. Ma prima di farlo, mi occorre rimarcare, in forza di quanto esposto in questa discussione, i seguenti punti:

1°, Falcone e Borsellino furono serviti ai loro carnefici su piatti d'argento (non prima di essere infangati e diffamati, soprattutto Falcone) proprio dalle medesime baldracche che, da morti, presero a celebrarli, e farsene bandiera.

Questa cosa è certà, documentale, indiscutibile, e definitiva.

2°, Saviano, "paladino dell'antimafia", per ottenere fama, platea, scorte, aureola di martirio, e tanto denaro, è andato ad associarsi, precisamente, con le summenzionate baldracche. Proprio come se un paladino della morigeratezza di costumi andasse a prendere casa in un bordello. A conferma della regola "similes ad similia".

E qui, in mancanza di interlocuzione, la discussione finisce con le parole del mio grande amico Willam:

“A glooming peace this morning with it brings;

The sun, for sorrow, will not show his head:

Go hence, to have more talk of these sad things;

Some shall be pardon'd, and some punished:

For never was a story of more woe

Than this of Juliet and her Romeo.”

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