Spiritualità


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La superbia è ciò che ha dato origine al divenire, ossia alla Storia. E’ il peccato originale, simboleggiato dal Mito della prova e della caduta di Adamo. Credo vada evidenziato che il “tempo” del Mito è metastorico, e quindi le categorie del Mito fanno riferimento a un livello della mente che si potrebbe definire archetipo.

Nel Giardino dell’Eden, che alla luce di quanto appena scritto non è, né è mai stato, un luogo fisico, non vi sono due alberi, ma uno solo: l’Albero della Vita. Esso ha molti significati, i principali dei quali riguardano il simbolismo della resurrezione e quello del “centro del mondo”. Qui non mi posso dilungare, chi fosse interessato può cercare di rintracciare (la vedo dura) gli articoli Louis Charbonneau-Lassay su “Regnabit”; oppure, questo senza difficoltà, leggere i due magistrali ed insuperabili saggi di René Guènon dedicati al simbolismo: “Il simbolismo della croce” e “Simboli della scienza sacra”. Si trovano nelle librerie.

Qui, sintetizzo che l’Albero della Vita è la stessa cosa dell’Albero del Bene e del Male; il primo rappresenta la prospettiva unitiva (anzi, molto più correttamente, non-separativa); il secondo rappresenta la prospettiva della separazione, della divisione, della alterità, della frattura. Impossibile non notare, e non far notare, che l’etimologia della parola “diavolo” porta al greco “dia” e “ballo”; ossia “attraverso” e “metto”; da cui separare, fratturare, creare ostacoli e barriere.

Ne deriva che l’Albero della Vita diventa Albero del Bene e del Male (ossia principio di alterità, alienazione, e distruzione), in ragione della prospettiva da cui lo si considera. Se non fosse ancora chiaro, la caduta di Adamo coincise con l’atto di voler conoscere in modo separativo, di conoscere per sé, e non in Dio. Dato che il mito trascende l’ordine temporale, la peccato di Adamo è ciò l’uomo compie ad ogni istante in cui dice IO.

Su Sitchin dirò due cose dopo.

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Un esempio di filosofia sopraffina, J-J, quanto al rigore argomentativo, è l’odierna corrente denominata “filosofia analitica”, soprattutto quella di area anglosassone. Il suo merito è di aver creato

Meglio tenersi il dubbio: http://www.youtube.com/watch?v=A4pVVP16GZo

Sono contento che bmare abbia compreso l’errore capitale che nasce da ogni hybris: fondare il Senso sull’uomo e non su Dio. Una volta fatto questo, il destino è segnato. Fu quello di Prometeo, ed è il

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Il dopo è arrivato.

Veniamo a Sitchin.

Per principio, buona educazione, e rispetto verso l’interlocutore, non mi pronuncio mai su questioni delle quali non ho sufficienti conoscenze. Dato che averne di adeguate su temi che concernono l’inizio è la fine è ad li là delle possibilità umane, mi sono sempre quasi del tutto (ma non del tutto) disinteressato a questo genere di argomenti. Un fatto evidente è che i Sacri Testi di ogni Tradizione sono sempre piuttosto criptici su tali questioni. Tra tutte, la Tradizione presso la quale si può trovare il materiale più coerente e attendibile è quella Indù; precisamente ne i “Purana” si parla di queste cose. Qui, la suddivisone delle ere è fatta in Yuga, Manvantara e Kalpa. A chi fosse tentato di sorridere di queste cose, ricordo che chiunque abbia formulato la cosmologia indù conosceva dell’universo fisico cose che gli occidentali avrebbero scoperto millenni dopo. Per approfondimenti, rimando o alla lettura dei Purana, oppure ad all’opera di Guènon “Forme Tradizionali e cicli cosmici”; di cui accludo in calce un brevissimo estratto.

Detto questo, rimane inevasa la questione se le ipotesi di Sitchin abbiano o meno fondamento.

Sitchin sostiene che la Terra sia stata colonizzata da una Specie aliena, gli Anunnaki (che di certo furono divinità del Pantheon Sumerico), che sarebbero giunti sulla Terra, alla ricerca di risorse che avrebbero loro consentito di risolvere taluni problemi. Esistono delle corrispondenze tra tali Ipostasi e l’Elohim biblico, e su tali corrispondenze, tra altre cose, Sitchin ha elaborato la sua ipotesi, secondo la quale, per quanto ci riguarda, noi umani saremmo la loro progenie ibridata. Questo, secondo Sitchin e in stringatissima sintesi, risolverebbe il problema dell’origine della nostra specie. E invece, non lo risolve per niente, giacché, anche dato (ma non concesso) per ipotesi che Sitchin abbia ragione, la questione sarebbe solo spostata, poiché, se noi siamo i figli, rimane comunque da stabilire qual è l’origine dei nostri padri. E, dunque, quanto all’origine, ci troveremmo al punto di partenza. Quello di Sitchin è l’ennesimo tentativo di risolvere il (per me) irrisolvibile problema dell’origine, e si colloca nella medesima prospettiva di studiosi come Gardner, Von Daniken, Velikovsky, e altri meno noti .

Tempo fa, trattai qui, in altra discussione, la questione dell’Evoluzionismo, e ricordo che mi ripromisi di tornarci su, magari questa potrebbe essere l’occasione buona.

Per concludere con Sitchin, anni fa chiesi ad un mio buon conoscente americano, esperto in alcune lingue antiche, cui mi ero già rivolto per consulenze, se conoscesse qualche esperto di sumero, e, nel caso, se costui fosse in grado di dirmi qualcosa sull’interpretazione data da Sitchin dei testi cui aveva attinto. Tempo dopo, mi rispose che, cosa che ignoravo, Sitchin non conosceva (o conosceva pochissimo) il sumero, e le sue deduzioni si fondano su errate interpretazioni di traduzioni dei testi originali.

Dalla stessa fonte (il referente del mio conoscente), che a quanto pare conosceva molto meglio la questione, ho appreso che nessun astronomo ha mai dato la minima credibilità alle ipotesi di Sitchin su Nubiro, Tiamat ecc.. Per dire l’ultima parola, dovrei essere un astronomo, ed avere una buona conoscenza del sumero e dell’ebraico. Non ho queste conoscenze; ma, se posso opinare, ho tutti i motivi per credere che la questione Sitchin si inquadri e trovi risposta entro l’orizzonte New Age.

Ecco l’estratto di cui parlavo.

“…Se la durata del Manvantara è data dal numero 4.320, quelle dei quattro Yuga saranno date rispettivamente da 1.728, 1.296, 864, 432; ma per quale numero si dovranno moltiplicare queste cifre per ottenere una durata in anni? Si può facilmente notare come tutti questi numeri ciclici siano in rapporto diretto con la divisione geometrica del cerchio: così 4.320= 360*12; del resto, non vi è nulla di arbitrario o di meramente convenzionale in questa divisione, poiché, a causa della corrispondenza tra l'aritmetica e la geometria, è normale che tale divisione si effettui secondo multipli di 3, 9, 12, mentre la divisione decimale è quella che propriamente si addice alla linea retta. Questa osservazione, sebbene fondamentale, non permetterebbe tuttavia di andare molto lontano nella determinazione dei periodi ciclici, se non si sapesse che la base principale di questi, nell'ordine cosmico, è il periodo astronomico della precessione degli equinozi, la cui durata è di 25.920 anni, per cui lo spostamento dei punti equinoziali è di un grado ogni 72 anni. Questo numero 72 è precisamente un sottomultiplo di 4.320= 72*60, e 4.320 è a sua volta un sottomultiplo di 25.920= 4.320*6; e il fatto che per la precessione degli equinozi si trovino i numeri connessi alla divisione del cerchio costituisce una prova ulteriore del carattere veramente naturale di questa divisione. Ma il problema che ora si pone è il seguente: quale multiplo o sottomultiplo del suddetto periodo astronomico corrisponde effettivamente alla durata del Manvantara?...”

Edited by Satori
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grazie JJ.

@Satori, non rischiamo di perderci?

Esatto Jack il pericolo è quello di uscire di senno con danni peggiori di quelli di un esaurimento nervoso, non sono i fenomeni paranormali , sedie che si muovono ed amenità varie che possono creare problemi psichici ,ma è quando hai le prove tangibili che esistono altre dimensioni parallele a queste che il tuo vivere quotidiano è messo completamente in discussione, e ti rendi conto che il termine " vita " non ha molto significato.

felicità

@emgus, scusa perchè ciò ti intimorisce?

non è , al contrario, una prospettiva affascinante?

Esatto Jack il pericolo è quello di uscire di senno con danni peggiori di quelli di un esaurimento nervoso, non sono i fenomeni paranormali , sedie che si muovono ed amenità varie che possono creare problemi psichici ,ma è quando hai le prove tangibili che esistono altre dimensioni parallele a queste che il tuo vivere quotidiano è messo completamente in discussione, e ti rendi conto che il termine " vita " non ha molto significato.

felicità

@emgus, scusa perchè ciò ti intimorisce?

non è , al contrario, una prospettiva affascinante?

Che faccio quoto una terza volta per rispettare i simbolismi?

a me non intimorisce altrimenti non continuerei i miei " esperimenti " volevo solo mettere in guardia chi prende come un gioco l'approccidio al diciamo " soprannaturale " un termine che non condivido molto ( vedi tavolette con bicchierino ecc )

felicità

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Su Sitchin per anni l'ho considerato, per via delle fonti online che lo recensiscono, tra il ciarlatano e il romanziere.

Nel mio piccolo ho fatto un pò come Satori e ho voluto leggere l'opinione di un esperto di lingua e civiltà sumera. In Italia abbiamo un grande esperto: Lorenzo Verderame. Qui lessi un'intervista interessante dove si esprimeva in merito:

http://www.eclisseforum.it/2011/07/20/le-civilta-mesopotamiche-zecharia-sitchin-e-nibiru-intervista-esclusiva-al-prof-verderame/

Lì per lì dopo averlo letto archiviai l'argomento come da non approfondire.

Ma la mia curiosità ha avuto la meglio. Ho voluto leggere il libro scritto da Verderame "Le *tavole I-VI della serie astrologica Enūma Anu Enlil" che ho trovato solo alla bibilioteca della facoltà di Archeologia e che mi sono letto tutto, insieme ad altre traduzioni di tavolette su altri miti sumeri (fatte da studiosi finlandesi, nel caso posso reperire i titoli precisi se vi interessano).

Poi passa un pò di tempo e alla fine dell'anno scorso nella libreria dove vado si solito (libraccio) mi salta in mano un libro di Sitchin, più precisamente: "L'altra genesi". Come faccio abitualmente prima di comprare un libro leggo le prime 10 pagine. Ne resto affascinato, lo compro e me lo leggo in pochi giorni. Mi piace tantissimo e "divoro" anche gli altri 6. Sono 7 quelli appartenenti al ciclo terrestre. Dopo i primi 4 un pò si ripete ma resta la più credibile e affascinante ipotesi che abbia mai letto. Nel frattempo faccio dei collegamenti con altre letture e nello specifico trovo un collegamento con le Pietre di Ica : http://www.museodepiedrasgrabadasdeica.com.pe

Poi leggo un libro di D.Icke "Figli di Matrix", che inizialmento archivio come follia pura, ma successivamente mi aiuterà per dei collegamenti.

Poi per mesi la cosa si ferma lì, fermo con il medesimo dubbio di Satori (ma allora chi ha creato gli Anunnaki?) e il "caso" mi fa trovare il libro di Drunvalo Melchisedek "L'Antico Segreto del Fiore della Vita vol.1" che alla prima lettura mi pare ancora più folle di quello di Icke. Poi passa del tempo e altre letture, altri documentari (niueggiani e non, tra cui c'è anche Corrado Malanga) e improvvisamente il puzzle comincia a comporsi (specie grazie al libro di Drunvalo, ma non solo).

Ma temo che se continuassi verrei preso per "visionario" e allora forse è meglio che mi fermi qui.

ah, proprio recentemente guardando su wikipedia l'origine della luna, si fa riferimento a una teora quasi uguale a quella di Sitchin (il planetoide è una delle lune [kingu] del 10°pianeta [Nibiru/Marduk] che si scontra con Tiamat [tra marte e giove] dando origine alla Terra, alla Luna e alla fascia di asteroidi):

"La teoria più accreditata è quella secondo la quale essa si sia formata a seguito della collisione di un planetoide delle dimensioni simili a quelle di Marte con la Terra quando quest'ultima era ancora calda, nella prima fase della sua formazione (tale planetoide è chiamato a volte Theia). Il materiale scaturito dall'impatto rimase in orbita intorno alla Terra e per effetto della forza gravitazionale si riunì formando la Luna. Detta comunemente la Teoria dell'Impatto Gigante, è supportata da simulazioni pubblicate nell'agosto 2001.[15] Una conferma di questa tesi deriva dal fatto che la composizione della Luna è pressoché identica a quella del mantello terrestre privato degli elementi più leggeri, evaporati per la mancanza di un'atmosfera e della forza gravitazionale necessarie per trattenerli. Inoltre, l'inclinazione dell'orbita della Luna rende piuttosto improbabili le teorie secondo cui la Luna si formò insieme alla Terra o fu catturata in seguito."

http://it.wikipedia.org/wiki/Luna

La Nasa recentemente ha ammesso che il pianeta X potrebbe esserci e all'infrarosso è stato probabilmente osservato:

http://www.segnidalcielo.it/2013/11/04/planet-x-nibiru-orbiterebbe-vicino-alla-fascia-di-kuiper-spostando-detriti-spaziali-verso-la-terra/

http://youtu.be/haANNKiBcfI

Ho cominciato da poco lo studio delle tradizioni Indù e quindi non posso ancora esprimermi (anche se ho già fatto molti collegamenti), ma voglio documentarmi meglio per poter scrivere qualcosa più avanti.

Edited by bmare
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Giuro che ho due libri di David Icke in libreria, e, cosa più incredibile, li ho letti!!

Vediamo cosa ricordo:

Icke ci assicura che la Terra è stata occupata e governata, da sempre, da una specie aliena di rettili, i quali, oltre a governarci, praticano riti satanici e mangiano bambini; non metaforicamente, ma letteralmente; li masticano e li mangiano. Scrive Icke di avere le prove, ad esempio, che i Bush sono stati visti trasformarsi in rettili e divorare dei bambini; questo, alla Casa Bianca. Ovviamente, i membri di tutte le dinastie regnanti di ogni epoca sono rettili, tutti dediti a culti satanici e tutti pedo-cannibali. Però, attenzione, questi rettiliani non vanno affatto confusi con i “Grigi”, che non sarebbero cattivi, se non fosse per qualche strana dipendenza dai rettiliani, che a quanto pare hanno su di loro una pessima influenza. Ah, i “Grigi”, o “Greys” sono quelli che pilotano gli ufo e rapiscono gli umani perché pare abbiano il dna instabile, e quindi fanno esperimenti con noialtri disgraziati.

Cos’altro? Ah sì,siccome ‘sti fetenti di rettiliani hanno distrutto la Civiltà dei pleiadiani (che stavano da qualche parte nelle Pleiadi), sono anche questi venuti sulla Terra, e si sono incrociati con noi, che, a quanto pare, siamo le bagasce della Galassia.

Poi … ah, vero. Toglietevi dalla testa che Gesù e la Vergine Maria siano mai esistiti, che sciocchezze!! Sono appena figure simboliche, scambiate inavvedutamente per rettiliani.

Gli Asburgo Lorena sono rettili dal primo all’ultimo, e lui, Icke, conosce di persona una gran sacerdotessa che li ha visti coi suoi occhi mutare aspetto e da umani mostrare le vero sembiante rettiliano.

Poi, c’è la povera Diana Spencer, la quale aveva per forza di cose scoperto tutto questo casino, perché, avendo sposato Carlo (rettiliano purissimo), questi aveva tentato di penetrarla con un fallo tutto d’oro che, siccome siete una manica di ignoranti, di sicuro non sapete che è simbolo di Osiride (che anche lui tresca coi rettiliani). A me veramente, sembrava che Carlo fosse un equino, mah!! Ho sbagliato, pazienza.

Ricordo adesso che la Luna è cava, ed è piena di astronavi rettilaine (o dei Grigi, non sono sicuro).

Non ci credete? Vi credo, sembra incredibile; ed invece è verissimo.

P.s.

Ho comprato e letto questi due libri (senza sapere chi fosse Icke) dietro forti insistenze di un mio amico di giovinezza, che non vedevo dai tempi del liceo, e che mi stragiurava di avere finalmente incontrato la verità e la luce. Ho appreso qualche anno fa che è impazzito, porta il codino, sorride sempre, e tocca il culo a chiunque.

Adesso vi dico una cosa da amico, proprio fraternamente: piuttosto che star dietro a questa roba, procuratevi 500 mcg di acido lisergico, fatevi assistere da una persona che vi vuole bene, prendetevi un fine settimana libero, e mandateli giù. Di sicuro farete un’esperienza più reale che tutto il cretinario di Icke e compagni messi assieme e al massimo della loro vena.

Edited by Satori
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Ritengo anche io che Icke sia più folle che lucido (e mi guardo bene dal consigliarne la lettura e tantomeno di leggere altri suoi libri, uno mi è più che bastato), ma alcune cose (che non hai citato, mi riferisco in particolare ad alcuni collegamenti espliciti alle teorie di Sitchin, i due si sono pure incontrati) possono essere interessanti. Credo che qualsiasi lettura, anche la più distante dal nostro modo di vedere e di pensare possa dare alla fine qualche spunto interessante per nuove intuizioni e scoperte. Con Icke in effetti è difficile ma non impossibile. A volte ci vuole tempo anche per digerire le assurdità e trasmutarle in qualcosa di utile. A volte credo occorra toccare gli estremi per trovare il punto medio, anche gli estremi dell'assurdo o del fantasioso. Del resto la fantasia è un dono e un talento che può essere sviluppato e che può aiutare tantissimo anche a comprendere la realtà, cosa ben diversa dall'immaginazione (che per lo più appartiene a tutti). Spero di non aver peccato di ὕβϱις :P

Edited by bmare
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P.s.

Ho comprato e letto questi due libri (senza sapere chi fosse Icke) dietro forti insistenze di un mio amico di giovinezza, che non vedevo dai tempi del liceo tempo, e che mi stragiurava di avere finalmente incontrato la verità e la luce. Ho appreso qualche anno fa che è impazzito, porta il codino, sorride sempre, e tocca il culo a chiunque.

Adesso vi dico una cosa da amico, proprio fraternamente: piuttosto che star dietro a questa roba, procuratevi 500 mcg di acido lisergico, fatevi assistere da una persona che vi vuole bene, prendetevi un fine settimana libero, e mandateli giù. Di sicuro farete un’esperienza più reale che tutto il cretinario di Icke e compagni messi assieme e al massimo della loro vena.

:hahaha:

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@betty,

sono contento di averti fatto sorridere, una volta tanto. Tu lo sai che per via della proprietà transitiva ti voglio bene.

@bmare,

a causa del lato diabolico del mio carattere, tempo addietro ho voluto fare qualche ricerca "giusta" e approfondita su Icke, per tramite di un mio conoscente, curiosissimo personaggio, che sa cose davvero impossibili, che è fidatissimo, e che ci azzecca (quasi) sempre. Mi ha detto che Icke raccoglie materiale pagando una mezza dozzina di persone, che lavorano per lui a tempo pieno. Questo, a dire il vero me lo aspettavo; nei suoi libri ho trovato notizie vere e pochissimo diffuse, ed anzi artatamente nascoste. Te ne cito solo una: la faccenda della diffusione del satanismo presso lo star system hollywoodiano. Ed anche altre cose interessanti. Questa, tuttavia, non è una notizia buona come sembra, giacché il mischiare il vero al falso è un'arte che ha una precisa origine...

Finisco dicendo che alcuni milioni di seguaci, più tutto l'"indotto", fanno di Icke un soggetto socialmente pericoloso. E molto.

Edited by Satori
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Del resto la fantasia è un dono e un talento che può essere sviluppato e che può aiutare tantissimo anche a comprendere la realtà, cosa ben diversa dall'immaginazione (che per lo più appartiene a tutti).

Forse volevi dire l'esatto contrario, è la fantasia il talento democratico; l'immaginazione è quello aristocratico. Ma ne parliamo domani; per stanotte, pensa solo all'etimo "imum ago"; agisco dal profondo...

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Riporto un passo che mi pare molto significativo:

L’attenzione non ha limiti, non ha frontiere

Per educare la mente, dovremmo dare importanza all’attenzione, non alla concentrazione. La concentrazione costringe la mente a focalizzarsi su un punto determinato, mentre l’attenzione non ha frontiere. Quando la mente si concentra, si restringe, si limita entro determinati confini; ma se vogliamo capire la mente nella sua totalità, la concentrazione diventa un ostacolo. L’attenzione non ha limiti, non è ristretta entro i confini della conoscenza. La conoscenza richiede concentrazione e per quanto possa essere estesa, rimarrà sempre chiusa entro i suoi limiti. In quello stato che è attenzione la mente può usare, e usa, la conoscenza, che necessariamente è il risultato della concentrazione. Ma una parte non potrà mai essere la totalità; sommando le varie parti non si arriverà mai alla percezione dell’intero. La conoscenza, che è un processo di accumulo basato sulla concentrazione, non porterà mai alla comprensione dell’incommensurabile. L’intero non potrà mai stare entro i confini di una mente concentrata.
Quindi l’attenzione ha un’importanza fondamentale e non ha nulla a che fare con lo sforzo della concentrazione. L’attenzione e uno stato in cui la mente impara di continuo e in questo stato non c’è un centro ove si accumulano esperienza e conoscenza. Una mente concentrata su se stessa si serve della conoscenza per espandere le proprie ambizioni: così, inevitabilmente, la sua attività è piena di contraddizioni e diventa antisociale."
(forse sarà anche niueggiano, ma non riesco a non condividerlo)
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l'attenzione serve a cogliere informazioni in tutti i campi, significa non limitarsi ad uno sguardo fugace ma cogliere l'essenza delle cose, il significato al di là delle apparenze, la concetrazione è figlia dell'attenzione serve a ricercare nel nostro archivio mnemonico i dati raccolti con l'attenzione per usarli in modo creativo, l'isola di corallo che sbuca improvvisamente dal mare nasconde sotto la superficie un immenso lavoro sommerso, non dimentichiamo che successo viene prima di sudore solo nel vocabolario

felicità

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È possibile porre fine alla violenza?
Che cos’è secondo voi la violenza? È davvero molto interessante chiedersi se un essere umano che viva in questo mondo possa smettere di essere violento. Alcuni gruppi sociali, alcune comunità religiose, hanno cercato di smettere di uccidere gli animali. E altre persone sono arrivate perfino a dire: “Visto che non volete uccidere gli animali, allora perché distruggete i vegetali?”. Andando avanti di questo passo, arrivate ad un punto in cui non potreste più esistere nemmeno voi. Dove traccerete allora la linea di demarcazione? La traccerete arbitrariamente, basandovi sui vostri ideali, sulle vostre immaginazioni, sulle vostre regole, sul vostro carattere, sul vostro condizionamento? Direte: “Arrivero fin lì, ma non andrò oltre”?
Che differenza c’è tra la rabbia e la violenza di una persona e la violenza organizzata di una società, che mette in piedi e mantiene un esercito per andare a distruggere un altro gruppo sociale? Quando parlate di violenza, a quale forma di violenza vi riferite? Oppure vorreste scoprire se l’essere umano possa mai liberarsi dalla violenza, da tutta quanta la violenza e non da qualche suo aspetto particolare?...
Sappiamo che cos’è la violenza; non abbiamo bisogno di parole per descriverla o di azioni per manifestarla. Dopo secoli di cosiddetta civilizzazione io sono ancora un essere umano violento, un essere umano nel quale gli istinti animali sono ancora molto forti. Allora da dove comincio a prendere in considerazione la violenza? Comincio dalla periferia, cioè dalla società, oppure comincio dal centro, cioè da me stesso? Tu vieni a dirmi che devo smettere di essere violento, perché la violenza e una cosa brutta. Me lo spieghi in tutti i modi e io mi rendo conto che la violenza negli esseri umani è una cosa terribile, sia che esploda fuori di noi o dentro di noi. Ma allora, è possibile eliminarla?
La causa fondamentale del conflitto
Per avere la pace nel mondo, non pensate che basti desiderarla., se poi nelle vostre relazioni quotidiane siete aggressivi, possessivi e alla costante ricerca di sicurezza in questa vita o nell’altra. Dovete capire qual e la causa fondamentale del conflitto, del dolore e toglierla di mezzo. Non vi basta mettervi a cercare la pace fuori di voi. Ma, vedete, noi siamo molto pigri. Siamo troppo pigri per prenderci la responsabilità di capire noi stessi e questa tremenda pigrizia, che in realtà e una forma di presunzione, ci fa pensare che spetti ad altri risolvere il problema e procurarci la pace.
Oppure pensiamo che basti togliere di mezzo quelle persone, che a quanto sembra non sono nemmeno tante, che hanno il potere di scatenare le guerre. Quando una persona e in conflitto dentro di sé, semina il conflitto anche fuori di sé. Solo noi possiamo portare la pace in noi stessi e nel mondo, perché noi siamo il mondo.
Edited by bmare
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Riporto un passo che mi pare molto significativo:

L’attenzione non ha limiti, non ha frontiere

Per educare la mente, dovremmo dare importanza all’attenzione, non alla concentrazione. La concentrazione costringe la mente a focalizzarsi su un punto determinato, mentre l’attenzione non ha frontiere. Quando la mente si concentra, si restringe, si limita entro determinati confini; ma se vogliamo capire la mente nella sua totalità, la concentrazione diventa un ostacolo. L’attenzione non ha limiti, non è ristretta entro i confini della conoscenza. La conoscenza richiede concentrazione e per quanto possa essere estesa, rimarrà sempre chiusa entro i suoi limiti. In quello stato che è attenzione la mente può usare, e usa, la conoscenza, che necessariamente è il risultato della concentrazione. Ma una parte non potrà mai essere la totalità; sommando le varie parti non si arriverà mai alla percezione dell’intero. La conoscenza, che è un processo di accumulo basato sulla concentrazione, non porterà mai alla comprensione dell’incommensurabile. L’intero non potrà mai stare entro i confini di una mente concentrata.
Quindi l’attenzione ha un’importanza fondamentale e non ha nulla a che fare con lo sforzo della concentrazione. L’attenzione e uno stato in cui la mente impara di continuo e in questo stato non c’è un centro ove si accumulano esperienza e conoscenza. Una mente concentrata su se stessa si serve della conoscenza per espandere le proprie ambizioni: così, inevitabilmente, la sua attività è piena di contraddizioni e diventa antisociale."
(forse sarà anche niueggiano, ma non riesco a non condividerlo)

Tracciare anche brevemente la storia di Krishnamurti (sue sono le parole del brano da te riportato) sarebbe davvero troppo lungo. Fu, a parer mio (parere non condiviso da molti “puristi”) il solo frutto positivo dell’esperimento di madame Blavatski e del Colonnello Olcott. Fu tanto positivo che il buon Juddu li mandò a ca…

Riguardo al merito della distinzione da lui operata tra concentrazione e attenzione, in questo specifico caso, Krishnamurti fa un po’ di confusione. Nulla di male capita tanto ai grandi. In ogni caso, anche se saccheggiato dai niuegisti, Krishnamurti rimane incomparabilmente oltre la loro striminzita portata; ma hanno testé bussato, e non posso sviluppare il discorso. Cu torno nel pomeriggio.

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Grazie Satori, sei un faro nella nebbia.

Mi viene in mente il mito di Aracne (sempre riconducibile alla superbia):

"Aracne è una figura mitologica narrata da Ovidio nelle "Metamorfosi", ma che pare sia d'origine greca.

Aracne viveva a Colofone, nella Lidia. La fanciulla, figlia del tintore Idmone e sorella di Falance, era abilissima nel tessere, tanto girava voce che avesse imparato l'arte direttamente da Atena, mentre lei affermava che fosse la dea ad aver imparato da lei. Ne era cotanto sicura, che sfidò la dea a duello.
Di lì a poco un'anziana signora si presentò ad Aracne, consigliandole di ritirare la sfida per non causare l'ira della dea. Quando lei replicò con sgarbo, la vecchia uscì dalle proprie spoglie rivelandosi come la dea Atena, e la gara iniziò.
Aracne scelse come tema della sua tessitura gli amori degli dei; il suo lavoro era così perfetto ed ironico verso le astuzie usate dagli dei per raggiungere i propri fini che Atena si adirò, distrusse la tela e colpì Aracne con la sua spola.
Aracne, disperata, si impiccò, ma la dea la trasformò in un ragno costringendola a filare e tessere per tutta la vita dalla bocca, punita per l'arroganza dimostrata (hýbris), nell'aver osato sfidare la dea."

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Edited by bmare
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Eccomi.

Krishnamurti parlava a braccio e scriveva in modo talvolta ellittico, come in questo caso. Certamente conosceva meglio di me quello che ora vado ad esporre, pertanto credo proprio che si sia solo espresso in modo impreciso. Ha senz’altro ragione nell’evidenziare il ruolo fondamentalissimo dell’attenzione, ma proprio non si capisce il senso del rapporto che attribuisce tra questa e la concentrazione. La questione trova soluzione andandoci a monte, e chiedendosi cosa mai sia l’attenzione. La risposta è meno semplice di quanto a prima vista possa apparire; e questo mi porta a ricordare che la quasi totalità dei problemi nasce dalla mancanza di un preliminare chiarimento del significato dei termini usati, e del cambiamento (di significato) che essi patiscono in relazione al contesto d’uso. Per non spingermi troppo oltre, cerco di spiegare cosa intendo con un semplice esempio. L’attenzione che opera quando si vede un film o si guarda la TV è la stessa che opera quando si è alle prese con un problema complesso? Ed entrambe, hanno qualcosa in comune con l’attenzione che opera in un contesto di preghiera profonda o meditazione? Salta subito all’occhio che, sebbene si sia usato lo stesso termine per tutti e tre i casi, l’”assetto” mentale è in essi del tutto diverso. Per dire di più, l’accezione cui fa capo Krishnamurti è di un genere ancora diverso; si avvicina a quello della preghiera profonda e meditazione, ma non è identico. Per venirne a capo, cerchiamo di capire cosa distingue l’attenzione della preghiera profonda/meditazione da quelle dell’altro tipo. Semplice: nel primo caso, l’attenzione è intenzionale, consapevole, vigile, costantemente presente all’atto; mentre, negli altri casi l’attenzione (per prima cosa) perde la sua intenzionalità in brevissimo tempo, ma, soprattutto, è interamente fagocitata dall’oggetto; tanto che lo stato di coscienza corrispondente è difficilmente distinguibile dal sogno a occhi aperti.

Questo, come punto di partenza. Una volta chiarito, spero, di cosa non stiamo parlando, torniamo al punto.

Atteso che l’attenzione cui ci riferiamo è contraddistinta da intenzionalità, vigile consapevolezza, costante presenza all’atto, vediamo subito che questa condizione della mente può essere utilizzata in due diverse modalità. Il modo migliore per spiegarmi, credo, è far riferimento a due pratiche spirituali che fondano su queste due modalità nella forma più pura; la prima proviene dal contesto indù, la seconda da quella buddista. Ekagrata (Yoga Sutra), la prima; Vipassana (buddismo Theravada), la seconda. Sintetizzando al massimo, nel primo caso, l’attenzione è utilizzata a mo’ di cuneo (per così dire); nel secondo, a mo’ rete. La prima prevede la direzione esclusiva dell’attenzione in un solo punto; la seconda, opera, al contrario, inclusivamente, a 360 gradi, su tutto lo spettro della percezione e della cognizione. Ora, la questione è che tra le due modalità non può esservi opposizione, e neppure si può parlare di “superiorità” di una modalità rispetto all’altra. Hanno la stessa finalità, che è quella di porre fine al perpetuo stato di sogno in cui si trova la mente ordinaria. La prima modalità esclude i fantasmi mentali, legando la consapevolezza a un “punto” (può essere proprio un punto fisico, o astratto, o un’immagine, o un suono, o un mantra); la seconda non esclude, anzi accetta la presenza di qualsiasi oggetto mentale, ma (basilare ma) non si legga ad esso, lascia che ogni cosa sorga e svanisca, senza respingere né legarsi, in uno stato di perfetta neutralità (facile a dirsi!!).

Da queste due modalità basilari, derivano, poi, una gran quantità di applicazioni secondarie.

Se questo è chiaro, proprio non capisco il senso della parole di Krishnamurti; anche perché, mi pare, non faceva riferimento ad un contesto di pratica rituale, ma alla “postura” mentale della vita ordinaria. In questo contesto, è lapalissiano che non puoi guidare una moto mentre sei in Ekagrata, e che il tipo di consapevolezza non può essere esclusivo.

Spero che queste spiegazioni, di carattere meramente tecnico, siano state chiarificatrici e utili.

p.s.

Sei un provocatore, bmare!! Citando Ovidio, e le Metamorfosi, mi hai riportato ad una delle storie più tragiche mai scritte, quella della Sibilla, e del suo sventuratissimo destino; che, caso vuole, avrebbe anche attinenza coi nostri temi….

Edited by Satori
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p.s.

Sei un provocatore, bmare!! Citando Ovidio, e le Metamorfosi, mi hai riportato ad una delle storie più tragiche mai scritte, quella della Sibilla, e del suo sventuratissimo destino; che, caso vuole, avrebbe anche attinenza coi nostri temi….

Grazie per le utilissime spiegazioni, so di essere un provocatore, a volte fin troppo severo persino con me stesso (ma ho cominciato a lavorarci sopra per allentare un pò la presa :D ). AC è una bella palestra.

Se puoi dire qualcosa in merito alla Sibilla, lo leggerò con piacere.

Di recente ho letto un libro interessante sul tema: "I culti misterici" di W.F.Otto, W.Wili, H.Rahner (quaderni di Eranos), mi domando con grande curiosità cosa davvero potevano vedere personaggi come Platone ed Erodoto di così segreto da non poter essere rivelato. Si ipotizza (semplifico all'osso) che ad Eleusi si potesse assistere al miracolo di un seme di grano che in inverno germogliasse e divenisse pianta in poche ore (grazie a qualche magica concentrazione? ipotizzo io).

Perdona eventuali contaminazioni niueggiane, ma davvero mi interessa la tua opinione in merito.

Edited by bmare
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@bmare

C’è una parte del mondo greco di cui si sa davvero poco; non solo dei Misteri Eleusini, ma anche del Pitagorismo e dell’Orfismo. Anzi, i culti Eleusini precedono addirittura il fiorire della grecità classica. Ne parlano, tra i più accreditati, Eliade, Campbell, Evola, Wasson e Hofmann (quello dell’LSD); ma riguardo all’”ubi consistam”, ossia in cosa consistessero i rituali dei piccoli e grandi misteri, almeno per quanto ne so, non si hanno certezze, ma solo ricostruzioni ex post. Le tre fasi, perdita/caduta, ricerca, e ascesa, sono caratteristiche di ogni Cammino Spirituale, ma poco ci dicono dello specifico.

Dato che è già affatto semplice venire a capo di cose le cui fonti sono disponibili e attendibili, mi pare sprecare il poco tempo che abbiamo nell’incerto.

In ogni caso, le opere egli autori citati valgono il tempo loro dedicato; in primo luogo Eliade e Campbell.

Quanto ai miracoli (del seme che germoglia alla svelta, o altro), essi non hanno alcun rapporto con realtà trascendenti, essendo questi (i miracoli) legati con ogni evidenza al mondo fenomenico. Cristo resterebbe Cristo, anche se non avesse camminato sull’acqua, moltiplicato i pesci, resuscitato i morti, e resuscitato egli stesso. Essi sono, solo e appena, segni esteriori; il più straordinario miracolo ce lo abbiamo ogni istante sotto gli occhi: che ci sia qualcosa anziché nulla.

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@betty,

sono contento di averti fatto sorridere, una volta tanto. Tu lo sai che per via della proprietà transitiva ti voglio bene.

Per la proprietà transitiva devi proprio amarla!

:)

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grazie di esistere, a tutti , siete grandi, in particolare a Satori che molto generosamente riversa il suo sapere in questo forum di spiantati giocatori d'azzardo ( me in primis e senza offesa per nessuno).

Più che la curiosità è il desiderio di avere una prova dell'esistenza di altre entità o dimensioni che ci spinge a interessarci a certi riti, ma non è questa la via, questa è solo superbia. Alla larga dai pozzi avvelenati.

:app: :app: :app: :app:

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@Dastrange;

il Sapere non appartiene a nessuno, nella precisa misura in cui è di qualcuno si fa ignoranza e contraffazione. Per questo, nelle Vie Spirituali non può essere inventato nulla di nuovo. L’informazione, al contrario (salvo casi particolari), è generalmente pubblica, basta tempo e voglia per acquisirla.

Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che nelle cose che scrivo riguardo a questo tema, non c’è nulla di mio; riporto quanto i miei limitati mezzi mi hanno permesso di cogliere di una Sophia Perenne, che non patisce mutamento. Di mio c'è solo l'involocro, il modo di scrivere, e il carattere pazzoide.

Scrivi:

"Più che la curiosità è il desiderio di avere una prova dell'esistenza di altre entità o dimensioni che ci spinge a interessarci a certi riti, ma non è questa la via, questa è solo superbia. Alla larga dai pozzi avvelenati".

Ti capisco, forse più di quanto tu possa immaginare; però, vedi, sta proprio in quello che hai scritto il punto. La cultura greco-romana, ed ogni altra cultura con diversi nomi, hanno avuto il Mito delle Colonne d’Ercole come simbolo del limite estremo del mondo e della possibilità di conoscenza; l’opera di Campbell sul mito dovrebbe essere studiata in ogni scuola. Il fatto è che, al contrario di come crede il titanismo tipico della modernità, l’uomo antico non si poneva tale limite per timidezza, e per gusto di auti-castrazione; esso era, al contrario, dettato dalla profonda comprensione della propria natura "finita nel finito"; e della propria natura "infinità nell’infinito". Non è un gioco di parole, ma il modo più sintetico per illustrare la condizione umana.

Una volta, quando da giovane, la disperata ricerca di una soluzione all'enigma fondamentale mi portò ad un passo da qualcosa di incomparabilmente peggiore della semplice autodistruzione, il destino (o lo si chiami come si vuole) mi portò a incontrare un uomo che aveva annullato se stesso nella Volontà Divina. Da giovane vanesio e sprovveduto, gli chiesi se nel corso della sua lunga vita dedicata alla preghiera incessante, avesse mai ricevuto la visita di un angelo. Stavamo camminando nell’orto interno di un monastero, era inverno, fuori non c’era anima viva per kilometri, e il silenzio era sostanza appena sfiorata dalle nostre parole. Alla mia domanda ebbi l’impressione che la sostanza di quel silenzio si facesse pietra. L’uomo sì ferma, sembra cercare qualcosa dentro se stesso, mi pare di percepire in lui un moto di smarrimento; alla fine lentamente, quasi con fatica, mi dice:

“Mi scusi, ma forse non sa cosa dice; la presenza di un Angelo mi incenerirebbe”.

Ecco l’abisso che separa il sapere dell’umile, dalla protervia del titano.

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Caro bmare, pensare di essere umili è il più grandioso trionfo che la superbia possa conseguire. L’umiltà è uno stato al di là delle possibilità umane, infatti, essa coincide con lo svuotamento del senso dell’io, fino all’ultimo filamento di radice. Logicamente, una cosa simile non può essere conseguita a partire dall’io, e questo insuperabile impasse porta dritto a San Paolo, e alla sua settima lettera ai Romani, 18- 25:

Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mia ragione, servo la legge di Dio, con la mia carne invece la legge del peccato”.

Paolo sintetizza mirabilmente la natura irrisolvibile del circolo vizioso primordiale; ossia l’impossibilità di uscire dagli infernali e auto-referenziali meccanismi dell’ego, a partire dall’ego stesso. Da altra prospettiva, con una raffinatezza pari, talvolta, alla brutalità, una cosa analoga mostra lo zen Rinzai, nella dottrina del Koan. Il Koan è irrisolvibile, ma se non lo risolvi sei perduto. Il Koan è descritto come l’epitome più concisa dell’enigma stesso della vita; questo è vero, ma è solo una una parte di verità. Il Koan nasce dalla necessità di mostrare al discepolo che l’impossibilità di risolvere il problema della vita (che lo ha portato dal maestro, il quale gli ha assegnato un Koan) nasce dall’errore di considerare la vita un problema da risolvere. Questo errore, a sua volta deriva dalla sensazione di separatezza esistenziale ed ontologica dell’uomo, che a sua volta … ecc.. Questa, però, è ancora altra storia.

Per venire al merito tua domanda, appurato che superbia e vanità non possono non appartenermi, occorre dire questo: non c’è alcuna superbia nella consapevolezza dei “propri” talenti; anzi, disconoscerli (quando e se vi sono), allo scopo di accreditare a se stessi punteggi di umiltà, è, al contrario, segno certo di grande confusione mentale e superbia. La questione sta nel capire che di “proprio” nessuno di noi ha alcunché; ma proprio niente di niente di niente. Ad esempio, ciò che rende grottesca la perdita della bellezza in molte donne è la disperata illusione che le ha portate a scambiarla per “cosa propria”. Stesso discorso per ogni altra qualità; in primo luogo l’intelligenza. Tanta più ne “hai”, quanto più ti accorgi che le sue origini si perdono in un Altrove Assoluto, che non ti appartiene più di quanto ti appartenga il sole; tuttavia, rimane certo, che la tentazione di metterla sul conto del tuo ego non smetterà di torturarti fino al momento della sua estinzione.

p.s.

Ho scritto dei libri; non poteva essere diversamente, anche perché potrei dire, quasi fuor di metafora, che si sono scritti da soli.

Edited by Satori
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